lunedì 9 gennaio 2017

Golden Globes 2017 - La La Land trionfa! Ecco tutti i vincitori.

Assegnati nella notte i Golden Globes 2017, i premi della Hollywood Foreign Press (stampa straniera a Hollywood). Una serata all'insegna del musical fin dall'apertura, molto bella, con il presentatore Jimmy Fallon che ha duettato con diversi attori e attrici ripercorrendo un anno di film e serie tv, e si è conclusa con il trionfo di La La Land.

Il musical di Damien Chazelle ha stabilito un record, sette premi in una sola serata, praticamente ha vinto in ogni categoria in cui era stato nominato: film commedia/musical, regia, attore e attrice protagonista commedia/musical (Ryan Gosling e Emma Stone), sceneggiatura, canzone originale e colonna sonora.

Miglior film drammatico è andato a Moonlight, unico premio su sei nomination. Non sorprendono più di tanto i premi come migliore attore drama (Casey Affleck per Machester by the Sea), e migliore attrice non protagonista (Viola Davis per Fences), le sorprese sono arrivate dal migliore attore non protagonista, che è andato a Aaron Taylor-Johnson per Animali Notturni, e nella categoria migliore attrice drama, dove a trionfare è stata Isabelle Huppert per Elle, che ha vinto anche come miglior film straniero (film escluso dalla corsa agli Oscar).

Per la tv, a tornare a casa con più premi è stato The Night Manager (migliore attore, attrice, attore non protagonista). The Crown è stato premiato come migliore serie drama, mentre Atlanta come migliore serie comedy. Miglior miniserie The People v. O.J. Simpson: American Crime Story.

Due i momenti salienti della serata, il ricordo commosso di Carrie Fisher e Debbie Reynolds, e il premio alla carriera Cecil B. DeMille a Meryl Streep. Dopo una splendida introduzione fatta da Viola Davis, la grande Meryl è salita sul palco per fare il suo discorso di ringraziamento, un discorso sentito, profondo e commovente, in cui la Streep si è scagliata direttamente contro il presidente neo-eletto Trump (che ha anche risposto, in modo altrettanto diretto, via stampa). "Se a Hollywood mandassimo via tutti quelli che non sono nati qui non ci resterebbe nulla da guardare, se non il football e le arti marziali, che non sono propriamente arte", ha dichiarato l'attrice, che poi ha criticato Trump per aver preso in giro una giornalista disabile e per la sua mancanza di rispetto che ha definito come un "atto di violenza". Applausi per la Streep che poi ha concluso commuovendosi ricordando l'amica Carrie Fisher e il consiglio che una volta le diede: "Prendi il tuo cuore spezzato e trasformalo in arte".

Ecco tutti i vincitori della serata.

Cinema

MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Moonlight

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMA
Isabelle Huppert, Elle

MIGLIOR ATTORE IN UN FILM DRAMA
Casey Affleck, Manchester by the Sea

MIGLIOR FILM COMMEDIA/MUSICAL
La La Land

MIGLIORE ATTRICE COMMEDIA/MUSICAL
Emma Stone, La La Land

MIGLIOR ATTORE  COMMEDIA/MUSICAL
Ryan Gosling, La La Land

MIGLIOR FILM ANIMATO
Zootopia

MIGLIOR FILM STRANIERO
Elle

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Viola Davis, Fences

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Aaron Taylor-Johnson, Nocturnal Animals

MIGLIOR REGISTA
Damien Chazelle, La La Land

MIGLIOR SCENEGGIATURA
Damien Chazelle, La La Land

MIGLIOR COLONNA SONORA
Justin Hurwitz, La La Land

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
“City of Stars,” La La Land

PREMIO ALLA CARRIERA
Meryl Streep.

Tv

MIGLIOR SERIE DRAMMATICA
The Crown

MIGLIORE ATTRICE IN UNA SERIE DRAMMATICA
Claire Foy, The Crown

MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE DRAMMATICA
Billy Bob Thornton, Goliath

MIGLIOR SERIE MUSICAL/COMEDY
Atlanta

MIGLIORE ATTRICE IN UNA SERIE MUSICAL/COMEDY
Tracee Ellis Ross, Blackish

MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE MUSICAL(COMEDY
Donald Glover, Atlanta

MIGLIOR MINISERIE O FILM TV
The People v. O.J. Simpson: American Crime Story

MIGLIORE ATTRICE IN UNA MINISERIE O FILM TV
Sarah Paulson, The People v. O.J. Simpson: American Crime Story

MIGLIOR ATTORE IN UNA MINISERIE O FILM TV
Tom Hiddleston, The Night Manager

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Olivia Coleman, The Night Manager

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Hugh Laurie, The Night Manager

sabato 7 gennaio 2017

Star Wars: quale sarà il futuro di Leia nella saga?

Quale sarà il destino del Generale Leia Organa nell'ultimo Star Wars? tra pochi giorni il regista Colin Trevorrow incontrerà il braintrust della Lucas Film per analizzare la situazione.

L'improvvisa scomparsa di Carrie Fisher ha lasciato un vuoto nel cuore dei fan e nella stessa Lucas Film - che voci di corridoio descrivono come ancora molto scossa per la perdita - ma ha lasciato un vuoto anche in senso "materiale" per quanto riguarda il futuro della nuova trilogia. La Disney ha confermato che l''attrice aveva già completato tutte le riprese dell'Episodio VIII, ma cosa succederà ora con l'Episodio IX?
Va ricordato che si sta parlando di un film le cui riprese si sono già concluse, e di un altro che le cui riprese non sono ancora nemmeno in programma, e di entrambi non si sa praticamente nulla sulla trama.

Tra qualche giorno il regista dell'ultimo capitolo, Colin Trevorrow, volerà a Los Angeles per discutere con un team di sceneggiatori su come intervenire sulla sceneggiatura per modificare il destino del Generale Organa. Quello che sappiamo è che il ruolo di Leia sarebbe dovuto andare in crescendo, già nell'Episodio VIII sarà molto più presente nella storia, e sarebbe dovuto crescere ancora nell'Episodio IX. In particolare si era parlato di due scene chiave: l'incontro con il fratello Luke, e un teso faccia a faccia con Kylo Ren (scene che però potrebbero già essere nell'Episodio VIII, non lo sappiamo).

Il problema però riguarda soprattutto l'Episodio IX, quale strategia verrà usata? Le strade da percorrere non sono molte.

- un cambio della storyline e una riduzione delle scene con Leia;
- l'uso della CGI per riportarla sullo schermo (come per Peter Cushing in Rogue One);
- morte del personaggio, ma nessuno la vuole;
- un recasting, ipotesi improbabile visto che stiamo parlando di un ruolo iconico strettamente legato all'attrice e a cui i fan sono molto legati.

Le prime due ipotesi sono quelle più probabili, anche applicate insieme. E' infatti probabile che, nonostante il crescendo del prossimo film, si andrà verso un drastico taglio delle scene di Leia nell'ultimo capitolo, così da poter sfruttare la CGI per riportarla in scena in passaggi più brevi. Questa strada però comporterà un inevitabile intervento sulla sceneggiatura iniziale della trilogia, con diversi problemi collaterali da risolvere e far quadrare, senza dimenticare che si sta parlando di un personaggio molto importante a cui la gente è talmente affezionata che bisognerà fare tutto con il massimo del rispetto per dargli una conclusione dignitosa.
Un drastico cambio di sceneggiatura spaventa un po' i fan, pensando positivo però bisogna ricordare il massiccio intervento sullo script di Rogue One che, di fatto, ha stravolto completamente il finale del film a riprese già ultimate, tanto che alcune scene del finale originale poi rigirato sono presenti nei trailer del film. Il risultato, come sappiamo, è stato ottimo.

L'unica cosa che gioca a favore del regista e degli sceneggiatori, chiamati a un lavoro non certo facile, è il tempo. L'uscita dell'Episodio IX è infatti fissata al 2019, e al contrario di quanto accaduto - ad esempio - agli sceneggiatori di Fast & Furious 7 dopo l'improvvisa scomparsa di Paul Walker a metà delle riprese, Colin Trevorrow, sceneggiatori e produttori avranno parecchi mesi per analizzare ogni singola opzione a disposizione.

Comunque andrà, rimarrà il rammarico di non poter vedere Carrie Fisher protagonista del crescendo che era stato programmato all'inizio per la sua Leia.

giovedì 5 gennaio 2017

Passengers - la recensione

In un futuro non precisato la terra si ritrova sovrappopolata, per questo l'uomo ha iniziato a colonizzare lo spazio ed altri pianeti. In questo contesto intercettiamo la rotta dell'astronave Avalon, una struttura automatizzata che sta compiendo un viaggio verso la colonia chiamata Homestead II. Sulla nave ci sono oltre 5.000 passeggeri sottoposti a sonno criogenico, ma all'improvviso un'anomalia attiva una capsula risvegliando così Jim (Chris Pratt), un uomo che si ritroverà faccia a faccia con alcuni indesiderati problemi.

Passengers è principalmente un melodramma spaziale ambientato nello spazio. Il contesto fantascientifico e quello prettamente romantico si uniscono omogeneamente in un blockbuster senza pretese e che ha come unico scopo intrattenere ed appassionare.

Ovviamente Passengers, come già ribadito, non pretende di far riflettere sulla vita e non costruisce castelli filosofici colmi di paradossi e pensieri aulici, il film firmato da Morten Tydlum (The Imitation Game), guidato da interessanti personaggi estremamente terreni (Chris Pratt, Jennifer Lawrence), trasporta lo spettatore in un contesto basato sulla solitudine, sulla sopravvivenza, sul pericolo e sull'amore.

Gli effetti speciali fanno il loro lavoro insieme a tutte le altre sfaccettature tecniche, dalla fotografia alla colonna sonora. Senza alcuna pretesa Passengers riesce con umiltà a rimanere nella mente dello spettatore. Non sarà uno sci-fi che rimarrà nella storia, ma probabilmente non era questo il suo intento.



Assassin's Creed - la recensione

Dopo anni di fallimentari (o quasi) film tratti dal mondo dei videogame ecco arrivare un lungometraggio che in qualche modo cerca di spezzare la "maledizione" del sopracitato filone filmico. Assassin's Creed non è un adattamento fedele ispirato ad un titolo del celebre franchise videoludico, è semplicemente un'estensione di quest'ultimo. La 20th Century Fox e la Ubisoft hanno fatto la scelta più giusta in tal senso, in quanto un'ispirazione troppo marcata ad uno dei numerosi titoli avrebbe comportato un rischio maggiore e francamente inutile.

Il film, come già accennato, è incastrato in un universo che più o meno tutti ormai conosciamo, e per questo si prende il lusso di dare per assodato piccole questioni. Che siate appassionati della saga videoludica o semplici spettatori, gran parte del pubblico conosce Assassin's Creed e ciò che rappresenta ed anche per questo il film parte subito in quarta evitando il ridondante scoglio del "film di origini" che a questo punto non sarebbe servito a nulla e anzi, avrebbe di certo banalizzato tutto il progetto.

Ci troviamo al fianco di Callum Lynch (Michael Fassbender), un condannato a morte (per un apparente omicidio) che viene preso in custodia (non esattamente volontaria) dell'Abstergo, una multinazionale tecnologica fondata dall'Ordine dei Templari che sfrutta la memoria genetica degli individui per far rivivere ad alcune "cavie selezionate" i ricordi di un antenato. In questo caso Callum risulta estremamente prezioso per i Templari in quanto discendente di un membro della fratellanza degli Assassini,  l'ultimo ad aver avuto un contatto diretto con un Frutto dell'Eden, ovvero un artefatto mistico in grado di controllare la volontà delle persone. Attraverso l'Animus, una macchina tecnologicamente avanzata in grado di catapultare un individuo nella memoria genetica di un suo avo, l'Abstergo tenterà in ogni modo di scoprire l'esatta ubicazione della Mela dell'Eden attraverso Aguilar, l'antenato Assassino di Callum.

L'origine del tutto non è il centro permanente del film, tuttavia, con sapienti espedienti, cerca di porre delle basi comprensibili da tutti. Come?! Ambientando gran parte delle vicende nel presente, esattamente il contrario di ciò che accadeva nel videogame. Certo, l'azione dura e pura è quasi del tutto relegata ad Aguilar, ma è il presente il contesto in cui il regista Justin Kurzel ha deciso di calcare la mano. Nulla è lasciato al caso, e seppur con una partenza vagamente distaccata, fredda e un po' troppo frenetica (nel montaggio soprattutto), il lungometraggio spicca lentamente il volo, lo stesso volo dell'aquila che molto spesso Kurzel non manca di mostrarci con acrobatiche panoramiche aeree. Sempre in tema di acrobazie non possiamo non dare merito alle spettacolari coreografie che da sempre caratterizzano il mondo creato dalla Ubisoft.

Una fotografia polverosa (a volte troppo), una colonna sonora gestita con criterio ed alcuni ammiccamenti indirizzati principalmente ai fan duri e puri condiscono alla perfezione un progetto onesto e senza pretese. Almeno, a differenza di altri progetti simili, qui si intuisce un grande rispetto per la materia da cui prende origine.


sabato 31 dicembre 2016

2016: la top 10 di Frame

Dieci titoli per riassumere un anno cinematografico, impresa non facile visto che il 2016 ci ha regalato grandi soddisfazioni, film spettacolari, piccole piacevoli sorprese, e anche qualche mezza delusione.
Un 2016 che ricorderemo, purtroppo, anche come un anno molto nero e doloroso, tanti, troppi gli attori, attrici e registi scomparsi.

Tra blockbuster, film d'autore, grandi saghe, splendidi film animazione e film italiani, ecco la nostra personale Top 10 (in ordine sparso) dei film usciti in Italia nel 2016.

Zootropolis, film d'animazione della Disney

Rogue One: A Star Wars Story, di Gareth Edwards

Captain Fantastic, di Matt Ross

Il Libro della Giungla, di Jon Favreau

Animali Notturni, di Tom Ford

Lo Chiamavano Jeeg Robot, di Gabriele Mainetti

The Hateful Eight, di Quentin Tarantino

Perfetti Sconosciuti, di Paolo Genovese

È Solo la Fine del Mondo, di Xavier Dolan

Deadpool, di Tim Miller

Frame

Il GGG - Il Grande Gigante Gentile - la recensione

Sophie è un'orfana e vive in un orfanotrofio inglese dalle regole ferree. Di notte non riesce a dormire così, rifugiatasi sotto le coperte e immersa nel silenzio dei sogni altrui, Sophie si lascia andare alla lettura. Una notte, dopo aver sgridato un gruppo di chiassosi ragazzini, scorge dalla finestra una figura gigantesca che, accortasi dello sguardo della bambina, la rapisce, svanendo per le strade di Londra con abili escamotage, e la porta oltre le nubi, nella terra dei Giganti. Qui Sophie scopre che il suo rapitore è un vecchio gigante dai modi gentili, lo sguardo curioso e il linguaggio sgrammaticato, soggetto alle prepotenze degli altri giganti, grezzi e maleducati.

Dopo Lincoln e Il Ponte delle Spie, Steven Spielberg torna al mondo magico della fiaba, adattando per il grande schermo il romanzo di Roal Dahl (autore anche de La Fabbrica di Cioccolato) senza discostarsi dal testo originale ma enfatizzandone l'aspetto più propriamente meraviglioso con una regia molto classica ma sempre di grande effetto, confermando ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, il talento straordinario che lo contraddistingue.
A dare le fattezze e la voce al GGG c'è Mark Rylance, nuovo attore feticcio di Spielberg, qui per la prima volta alle prese con la motion capture. Rylance riesce a essere intenso e tenerissimo nonostante non si veda mai di persona, il suo accento e il suo modo buffo di parlare è bellissimo e subito crea nello spettatore un forte senso di empatia per il personaggio. La chimica con Ruby Barnhill, per la prima volta sullo schermo, è evidente e le scene fra i due sono coinvolgenti e divertenti.

Come sempre nei film di Spielberg, la magia e la realtà si fondono, i sogni entrano prepotentemente nel racconto e sia i bambini, quanto gli adulti, sono trasportati in un mondo diverso, magico, dove è impossibile rimanere freddi di fronte alla dolcezza del Gigante o alla determinazione di Sophie, il tutto mentre luci colorate si rincorrono nel cielo notturno.
Siamo di fronte a un film tipicamente spielberghiano, dove il potere emotivo e visivo di ciò che si sta vedendo si fondono ed è difficile osservare con distacco, anche quando il ritmo cala leggermente o in alcuni momenti in cui un occhio attento potrebbe notare che molte scene tendono ad assomigliarsi, personaggi e storia non smettono mai di emozionare.

Un film per bambini, un film per il bambino che è in ogni adulto, un film che scalda il cuore perchè è bello nel senso più puro del termine. Spielberg non sbaglia un colpo.

giovedì 29 dicembre 2016

Oceania - la recensione

Scenari mozzafiato, intrepide avventure, tenaci personalità e una favola musicale. Oceania, nuovo classico d'animazione Disney diretto da Ron Clements e John Musker (La Sirenetta, Hercules) rappresenta tutti ciò che un classico della Casa di Topolino dovrebbe essere e che dovrebbe avere.
La componente visiva che accompagna le avventure di Vaiana, la principessa "non principessa" si sposa perfettamente con tutti gli elementi narrativi presenti del lungometraggio animato, donando al progetto un'aria mistica e coinvolgente tipica del marchio Disney.

Nulla è lasciato al caso. Noi stessi, gli spettatori (sia grandi che piccoli), proviamo piacere nel farci coinvolgere nella crescita della protagonista, un percorso non sempre semplice ma comunque formativo. La terra, l'oceano, tutto parla, tutto è protagonista in questo spettacolo visivo che dona vita a qualsiasi cosa, anche (e soprattutto) tramite la musica. Le canzoni composte Lin-Manuel Miranda (noto per la sua carriera a Broadway come attore e autore) donano una freschezza che si adatta molto bene al tipo di prodotto che la Disney voleva creare, ovvero un film animato innovativo (dal punto di vista visivo), coinvolgente, fresco ma che guarda indietro con un saggio rispetto.


domenica 18 dicembre 2016

Rogue One: A Star Wars Story - la recensione

Con Rogue One: A Star Wars Story. primo spin-off della saga, si apre l'Universo Espanso di Star Wars.

Rogue One ci porta ai fatti immediatamente precedenti al primo film della saga, Guerre Stellari (Star Wars: Episodio IV - Una Nuova Speranza), al centro della storia il piccolo gruppo di coraggiosi ribelli che, disobbedendo ai loro capi, riesce ad entrare in una base dell'Impero e a rubare i piani della Morte Nera, quei piani che finiranno nelle mani della principessa Leia, poi in R2-D2, e il resto è storia.
Per quarant'anni questa storia è rimasta chiusa nel primo celebre testo scorrevole di apertura della saga, ora finalmente quei coraggiosi eroi hanno un volto e un nome. Chi erano quei ribelli? Il capitano dell'Alleanza Ribelle Cassian Andor, uno che sa fare il lavoro sporco; l'ironico droide K-2SO; il duo Chirrut Imwe, cieco e devoto alla Forza, e Baze Malbus, amico e protettore di Chirrut; il disertore Bodhi Rook; e Jyn Erso, ragazza ribelle e indipendente, figlia di Galen Erso, ingegnere essenziale sia per la costruzione della Morte Nera che per la Ribellione.

Rogue One era un'operazione non priva di rischi, doveva essere un'opera "d'incastro" perfetta e credibile per riuscire ad essere un tutt'uno col resto della saga. Il primo problema era cronologico, il film si va a collocare esattamente prima dell'Episodio IV, non anni prima ma giorni, si può dire anzi che il film è quasi contemporaneo a Una Nuova Speranza, inevitabile perciò la presenza di personaggi provenienti da quel film. Da qui il secondo problema, di tipo affettivo, il rischio di rovinare o intaccare la storia del primo mitico film della saga e certi immortali personaggi era altissimo, e questo i fan non l'avrebbero mai perdonato.

Vanno fatti grandi complimenti al regista Gareth Edwards (ma anche ai produttori) per il lavoro svolto. Più sporco e polveroso, spettacolare, divertente, nerd, ma anche più drammatico rispetto agli altri, Rogue One tocca le corde giuste e racconta una storia appassionante e vera. La storia, a grandi linee, era conosciuta, a conquistare lo spettatore sono i personaggi, non eroi senza macchia ma sopravvissuti che vengono dal basso e si sporcano le mani, dei rogues, eroi imperfetti che spiccano e conquistano grazie al loro coraggio.
Il film è sostanzialmente diviso in due parti, nella prima si racconta di Jyn Erso e suo padre e la formazione della squadra, mentre la seconda è dedicata alla missione per i piani della Morte Nera. I continui salti tra un pianeta all'altro possono disorientare un po' all'inizio, qualche dialogo a volte sembra poco integrato, e forse l'inserimento del testo scorrevole all'inizio (non si capisce perché abbiano scelto di non metterlo) avrebbe aiutato a fare mente locale più in fretta e a capire meglio il background di alcuni personaggi, soprattutto di Galen Erso, ma sono piccoli dettagli che nell'insieme scompaiono. Una volta ingranato, il film scorre, esalta, emoziona, e conquista. Le citazioni non mancano, ci sono quelle evidenti, come la fugace apparizione di R2-D2 e C-3PO, e quelle più nascoste che i fan non possono non notare. Lodevole l'utilizzo della CGI, mai troppo invadente nelle scene d'azione, spettacolari ma più "grezze", e soprattutto nel modo in cui hanno riportato in vita il fu Peter Cushing nel ruolo del governatore Tarkin (e di un altro personaggio molto importante nel finale).

Ottimo il cast, punto che non si poteva sbagliare. Felicity Jones (Jyn Erso) è assolutamente credibile. Tra i personaggi più riusciti senza dubbio il duo asiatico Andy Lau (Chirrut Imwe) e Jiang Weng (Baze Malbus). Ben riuscito anche il droide K-2SO. Impossibile non provare un brivido di emozione nel rivedere (e risentire) sul grande schermo Darth Vader, temibile e imponente come sempre.

Meglio di così non si poteva sperare. Era difficile costruire un film che si andasse ad incastrare perfettamente in un quadro più ampio e "mitico", e soprattutto un film di cui, sostanzialmente, si conosceva già il finale, ma Gareth Edwards - con sceneggiatori, cast, produttori - è riuscito nell'impresa. Rogue One è uno dei migliori film della saga, con un finale emozionante che farà brillare gli occhi a tutti i fan, e non solo.

giovedì 15 dicembre 2016

È solo la fine del mondo - la recensione

Louis (Gaspard Ulliel), artista e scrittore, torna dalla famiglia che aveva abbandonato dodici anni prima per comunicare la notizia della sua malattia terminale.
Ogni membro della famiglia lo accoglie in maniera diversa: nel fratello maggiore, Antoine (Vincent Cassel), si riaccende una gelosia mai sopita, e anzi aumentata dagli anni di lontananza, e la frustrazione per quel fratello perennemente al centro dell'attenzione; sua sorella Suzanne (Léa Seydoux) non lo conosce, ma lo accoglie a braccia aperte; la madre Martine ( Nathalie Baye) è totalmente impreparata al ritorno del figlio, ma è fiduciosa nella possibilità di recuperare un rapporto che, probabilmente, non è mai esistito; la cognata Catherine (Marion Cotillard), moglie di Antoine e donna talmente insicura da soffrire di balbuzie, non sa davvero come comportarsi con quello che per lei è a tutti gli effetti un estraneo.

Il film del regista canadese Xavier Dolan, presentato a Cannes, ha un impianto molto teatrale (e infatti è tratto dall'omonima piéce), l'azione si svolge quasi esclusivamente all'interno della casa di famiglia e i personaggi sono pochi, un ambienta chiuso al di là del setting vero e proprio, quasi soffocante, in cui le discussione sembrano ripetersi all'infinito, prive di qualsiasi scopo, senza mai risolversi davvero.
Dolan prende i canoni classici del melodramma, li usa in una certa misura (non mancano caldi tramonti e una colonna sonora di archi ad accompagnare le scene) e poi li stravolge, sorprendendo lo spettatore che si trova spiazzato dagli eventi e da un climax che raggiunge l'apice ma non risolve i conflitti, come ci si sarebbe potuti aspettare.
Non sappiamo perché Louis ha lasciato la famiglia tempo addietro, non ci viene mai svelato fino in fondo la storia dei personaggi, ma ne osserviamo uno spaccato di vita, li vediamo congelati in un momento di tensione in cui sono le loro azioni, più che le parole, a dire qualcosa su di loro.
La telecamera sembra inseguirli continuamente e Dolan dimostra qui, ancora più che nei suoi precedenti film, il suo talento di cineasta che non ha paura di uscire dagli schemi, che si disinteressa del pubblico. La storia è banale nella sua semplicità, ma è il modo in cui è raccontata, il modo in cui ogni cosa è diversa da come ci si aspetterebbe a essere davvero interessante. Dolan sovverte le leggi della narrazione e sta allo spettatore venire a patti con questa nuova realtà.

Diviene quindi fondamentale il cast, qui davvero in stato di grazia, perché il peso di una sceneggiatura e una regia tanto minimalista è sulle loro spalle.
Su tutti spicca l'interpretazione misurata e intensa di una straordinaria Marion Cotillard, personaggio che diviene quasi il filtro attraverso cui guardare ai sentimenti e risentimenti degli altri personaggi. Non interviene mai nelle discussioni, eppure è lei ad essere il punto di vista dello spettatore, e la Cotillard riesce a restituire le mille sfumature di una donna di cui, alla fine, non sappiamo nulla.

Melodramma dei più classici, ma allo stesso tempo cinema diverso e sperimentale, È Solo la Fine del Mondo dimostra la crescita ormai inesorabile del talento puro di Xavier Dolan, da vedere e rivedere per cogliere ogni più piccola sfumatura di uno spaccato di umanità.

mercoledì 14 dicembre 2016

SAG Awards 2017 - le nomination!

Rese note poco fa le nomination per gli Screen Actors Guild Awards 2017, il premio del sindacato degli attori americani, molto indicativo in chiave Oscar, spesso infatti i cinque attori e attrici nominati ai SAG vengono poi nominati anche agli Academy.

A farla da padrona è Manchester by the Sea, che ottiene quattro nomination. A seguire, con tre nomination, Fences e Moonlight.

Nomination anche per Emma Stone (molto agguerrita la categoria migliore attrice) e Ryan Gosling per La La Land, che però non è stato nominato nella categoria miglior cast. Sedicesima nomination ai SAG per Meryl Streep.

Nomination anche per le serie tv dove, oltre agli immancabili Downton Abbey e Game of Thrones, troviamo tra i nominati anche nuove serie come Westworld, Stranger Things, The Crown, This Is Us e People v. O.J. Simpson.

La cerimonia di premiazione si terrà il 29 gennaio. Ecco tutte le nomination.

- CINEMA- 

MIGLIORE INTERPRETAZIONE PER UN CAST D’INSIEME
Captain Fantastic
Fences
Hidden Figures
Manchester by the Sea
Moonlight

MIGLIORE INTERPRETAZIONE PER UN ATTORE PROTAGONISTA
Casey Affleck – Manchester by the Sea
Andrew Garfield – Hacksaw Ridge
Ryan Gosling – La La Land
Viggo Mortensen – Captain Fantastic
Denzel Washington – Fences

MIGLIORE INTERPRETAZIONE PER UNA ATTRICE PROTAGONISTA
Amy Adams – Arrival
Emily Blunt – The Girl on the Train
Natalie Portman – Jackie
Emma Stone – La La Land
Meryl Streep – Florence Foster Jenkins

MIGLIORE INTERPRETAZIONE PER UN ATTORE NON PROTAGONISTA
Mahershala Ali – Moonlight
Jeff Bridges – Hell or High Water
Hugh Grant – Florence Foster Jenkins
Lucas Hedges – Manchester by the Sea
Dev Patel – Lion

MIGLIORE INTERPRETAZIONE PER UNA ATTRICE NON PROTAGONISTA
Viola Davis – Fences
Naomie Harris – Moonlight
Nicole Kidman – Lion
Octavia Spencer – Hidden Figures
Michelle Williams – Manchester by the Sea

MIGLIORE INTERPRETAZIONE CAST D’INSIEME STUNT
Captain America: Civil War
Doctor Strange
Hacksaw Ridge
Jason Bourne
Nocturnal Animals

- TV -

MIGLIOR CAST DI UNA SERIE DRAMMATICA
Downton Abbey
Game of Thrones
The Crown
Stranger Things
Westworld

MIGLIOR ATTRICE IN UNA SERIE DRAMMATICA
Robin Wrigh, House of Cards
Millie Bobby Brown, Stranger Things
Claire Foy, The Crown
Winona Ryder, Stranger Things
Thandie Newton, Westworld

MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE DRAMMATICA
Rami Malek, Mr. Robot
Kevin Spacey, House of Cards
Sterling K. Brown, This Is Us
John Lithgow, The Crown
Peter Dinklage, Game of Thrones

MIGLIOR CAST IN UNA COMEDY
The Big Bang Theory
black-ish
Modern Family
Orange Is the New Black
Veep

MIGLIOR ATTRICE IN UNA COMEDY
Uzo Aduba, Orange Is The New Black
Ellie Kemper, The Unbreakable Kimmy Schmidt
Julia Louis-Dreyfus, Veep
Jane Fonda, Grace & Frankie
Lily Tomlin, Grace & Frankie

MIGLIOR ATTORE IN UNA COMEDY
Ty Burrell, Modern Family
William H. Macy, Shameless
Jim Parson, The Big Bang Theory
Jeffrey Tambor, Transparent
Anthony Anderson, black-ish
Tituss Burgess, The Unbreakable Kimmy Schmidt

MIGLIOR ATTRICE IN UN FILM TV O MINISERIE
Sarah Paulson, The People v. O.J. Simpson: American Crime Story
Kerry Washington, Confirmation
Felicity Huffman, American Crime
Bryce Dallas Howard, Black Mirror
Audra MacDonald, Lady Day at Emerson’s Bar and Grill

MIGLIOR ATTORE IN UN FILM TV O MINISERIE
Sterling K. Brown, The People v. O.J. Simpson: American Crime Story
Courtney B. Vance, The People v. O.J. Simpson: American Crime Story
Riz Ahmed, The Night Of
Bryan Cranston, All the Way
John Turturro, The Night Of

MIGLIOR TEAM DI CONTROFIGURE
Game of Thrones
Marvel’s Daredevil
Marvel’s Luke Cage
The Walking Dead
Westworld