domenica 23 aprile 2017

Giornata Mondiale del Libro - Quando il libro diventa film

Oggi è la Giornata Mondiale del Libro e quello tra letteratura e cinema è un connubio inevitabile, non si contano i film che vengono tratti da libri, in modo più o meno fedele e in modo più o meno riuscito. Spesso un film può offrire il giusto stimolo per andare a recuperare il libro da cui è tratto, e viceversa ovviamente.

Ecco cinque titoli di trasposizioni cinematografiche fatte nel modo giusto.

Il Signore degli Anelli

Opera letteraria fantasy mastodontica da cui è stata tratta una altrettanto mastodontica trilogia di film. Peter Jackson forse è riuscito nell'impossibile, portare sul grande schermo il complesso mondo fantastico creato da J.R.R. Tolkien, rimanendo piuttosto fedele al testo originale. Il risultato è stato quello di una trilogia cinematografica che ha convinto tutti, fan dei libri e non, critici e pubblico. I tre film de Il Signore degli Anelli sono la trilogia più premiata della storia del Cinema, con 30 nomination agli Oscar e ben 17 statuette vinte.

Ragione e Sentimento

Più o meno i libri di Jane Austen sono stati portati tutti sul grande schermo, tra le trasposizioni più riuscite, senza dubbio c'è il film Ragione e Sentimento del 1995, diretto da Ang Lee. Grande cast, una ricostruzione perfetta, elegante e molto fedele al romanzo originale. La sceneggiatura è stata scritta da Emma Thompson, protagonista del film, che si è guadagnata anche un meritato Oscar per la migliore sceneggiatura (1996).

Via col Vento

Un grande classico del Cinema, colossal drammatico datato 1939, vincitore di 10 Oscar, con delle meravigliose performance degli attori, su tutti quella di Vivien Leigh nel ruolo mitico di Rossella O'Hara. Tratto dal libro di Margaret Mitchell, che vinse il Premio Pulitzer nel 1937, il film non è fedelissimo rispetto all'opera originale ma è una splendida trasposizione.

Espiazione

Film del 2007, diretto da Joe Wright, è una trasposizione molto fedele del bel libro di Ian McEwan (2003). Un dramma romantico che commuove ed emoziona, grazie anche a un cast in stato di grazia: James McAvoy, Keira Knightley, Saoirse Ronan, Romola Garai e Vanessa Redgrave. Davvero impossibile non emozionarsi.

Animali Notturni

Quello di Tom Ford è stato uno dei titoli più importanti del 2016. Basato sul romanzo Tony & Susan di Austin Wright (1993), un libro per niente facile da adattare ma Tom Ford, autore anche della sceneggiatura, con un ottimo lavoro è riuscito a rimanere piuttosto fedele alla struttura del libro. Il film inoltre si avvale di un ottimo cast, con una straordinaria Amy Adams, Jake Gyllenhaal, e Aaron Taylor-Johnson, vincitore del Golden Globe 2017 come migliore attore non protagonista.

venerdì 21 aprile 2017

Il Trono di Spade - nuove immagini dalla settima stagione!

Uno degli appuntamenti più attesi dell'anno sul piccolo schermo è sicuramente la settima stagione de Il Trono di Spade, che quest'anno sarà più corta, solo 7 intensi episodi, e arriverà in piena estate, il 16 luglio (in Italia in contemporanea su Sky Atlantic HD).

Dopo aver visto il primo teaser trailer, ecco le nuove immagini ufficiali.















mercoledì 19 aprile 2017

Star Wars: le news più importanti dalla Star Wars Celebration

Si è conclusa nei giorni scorsi la Star Wars Celabration, che quest'anno celebrava i 40 anni della saga. Tante le news venute fuori in questi giorni. Ecco le più importanti.

1. Il titolo The Last Jedi è singolare o plurale? Il mistero era stato svelato dalle traduzioni fatte in diversi paesi, tra cui l'Italia con Gli Ultimi Jedi, ma secondo il regista Rian Johnson il titolo è al singolare: "Secondo me va letto al singolare. Almeno dal mio punto di vista, assolutamente. In Star Wars - Il Risveglio della Forza dicono che Luke è l'ultimo Jedi".
Questo è vero, ma le traduzioni di mezzo mondo sono al plurale, un errore? no. La traduzione che è stata fatta non è sbagliata, Rian Johnson ha semplicemente espresso una sua personale idea. "Ho detto che nella mia mente è singolare", ha poi aggiunto Johnson, "Non mi occupo delle traduzioni". In effetti, al momento, Luke è l'ultimo Jedi, Vedremo se, durante il film, ne verrà fuori un altro (Rey?).

2. Nel film ci saranno nuovi pianeti. Uno l'abbiamo già visto, si tratta del pianeta desertico che vediamo per qualche secondo nel primo trailer, è un nuovo pianeta chiamato Crait: "un pianeta minerario, dove si trova una antica base ribelle abbandonata", ha dichiarato Rian Johnson, e avrà un ruolo chiave nel film.

3. Sapremo finalmente chi sono i genitori di Rey (Daisy Ridley)? sì, nel film verrà affrontato l'argomento (finalmente!).
"Ne parleremo sicuramente. Nel film ci sono tantissime sorprese, e voglio che il pubblico rimanga sorpreso quando andrà al cinema", queste le parole del regista Rian Johnson.

4. Quale sarà il destino del Generale Organa, cioè la Principessa Leia? nei giorni scorsi Todd Fisher, fratello della scomparsa Carrie Fisher, aveva dichiarato di aver dato il permesso alla Disney di utilizzare tutto il girato tagliato dai precedenti film per poterlo riutilizzare nel terzo film, in modo da far apparire di nuovo Leia anche in Episodio IX. Stando alle parole Kathleen Kennedy però non sarà così.
Il presidente della Lucasfilm, ha dichiarato che probabilmente Todd Fisher "si è confuso", e che Leia NON sarà nel terzo film.
"Abbiamo terminato tutto quello che dovevamo girare per Episodio VIII, Carrie è semplicemente fenomenale in questo film", ha detto Kathleen Kennedy in una intervista, "Siamo così felici di aver completato le riprese delle sue scene l’estate scorsa. Sfortunatamente Carrie è morta mentre stavamo sviluppando Episodio IX, non avevamo ancora scritto la sceneggiatura del film e così ci siamo dovuti riunire e a gennaio abbiamo riscritto la sceneggiatura. Purtroppo, Carrie non sarà in Episodio IX".
Vedremo cosa succederà, se alla fine la verità starà nel mezzo. Se non ci sarà, vedremo quale modo avranno trovato per farla uscire di scena (non che ci sia molta scelta).

5. Il futuro degli Skywalker non è stato ancora deciso. Fino ad oggi la saga ha sempre visto al centro della storia le vicende della famiglia Skywalker, da Anakin a Luke e Leia (che però, pare abbia il destino segnato), fino a Kylo Ren, che è mezzo Skywalker. La Lucasfilm è intenzionata a proseguire oltre Episodio IX, ma non ha ancora deciso cosa ne sarà degli Skywalker.
"Prevedo altri film dopo il nono", ha dichiarato Kathleen Kennedy, "Sul fatto che la saga degli Skywalker possa proseguire o meno... George Lucas ha sempre avuto in mente nove film, e se si debba proseguire è qualcosa di cui stiamo discutendo in questi giorni. Se avessimo una storia con le giuste garanzie, la risposta sarebbe sì. Se invece trovassimo ispirazione per nuove idee, probabilmente prenderemmo quella direzione. Ancora non lo sappiamo".

6. il prossimo spin-off di Star Wars potrebbe essere annunciato la prossima estate. "Credo che ci siamo, siamo vicini all'annuncio", ha dichiarato Kathleen Kennedy, "La mia speranza è per questa estate. Non mi piace anticipare troppo del nostro processo creativo perché ha bisogno di spazio, ma al momento ne stiamo discutendo attivamente".
Il favorito numero uno per uno spin-off è ovviamente Obi-Wan Kenobi, con Ewan McGregor che si è già detto disponibile a tornare nei panni del leggendario Jedi.

giovedì 13 aprile 2017

Cannes 70 - presentato il programma del Festival di Cannes 2017

Questa mattina Pierre Lescure, Presidente del festival, e Thierry Frémaux, Delegato Generale del festival, hanno presentato alla stampa il programma ufficiale del 70° Festival di Cannes.

Un programma molto denso che presenta film di vario genere e annuncia la presenza di un bel numero di star sul tappeto rosso.

Non ci sono film italiani in Concorso, ma l'Italia sarà presente nella sezione Un Certain Regard con il nuovo film di Sergio Castellitto, Fortunata, e nella stessa sezione con il film italo-francese Après la Guerre di Annarita Zambrano.

Evento con David Lynch che presenterà due episodi della nuova attesissima stagione di Twin Peaks. Tanta Nicole Kidman quest'anno al festival, l'attrice è presente in ben tre film, uno su tutti, il nuovo lavoro di Sofia Coppola, The Beguiled (in Italia L'Inganno), che sarà presentato in Concorso.
In Concorso c'è anche Netflix con Okja, nuovo film del regista coreano Bong Joon-ho.
Ci sarà anche Kristen Stewart in una inedita veste di regista per presentare il suo corto Come Swim.

Il film d'apertura sarà Les Fantomes D’Ismael di Arnaud Desplechin, che vede come protagoniste Marion Cotillard e Charlotte Gainsbourg.

Presidente di giuria sarà Pedro Almodovar. Madrina del festival Monica Bellucci. Il festival si svolgerà dal 17 al 28 maggio.

Ecco il programma completo.

Concorso

Loveless di Andrei Zvyagintsev
Good Time di Benny and Josh Safdie
You Were Never Really Here di Lynne Ramsay
L'Amant Double di Francois Ozon
Jupiter's Moon di Kornel Mondruczo
A Gentle Creature di Sergei Loznitsa
The Killing of a Sacred Deer di Yorgos Lanthimos
Hikari (Radiance) di Naomi Kawase
The Day After di Hong Sangsoo
Le Redoutable di Michel Hazanavicius
Wonderstruck di Todd Haynes
Rodin di Jacques Doillon
Happy End di Michael Haneke
The Beguiled di Sofia Coppola
120 Battements par Minute di Robin Campillo
Okja di Bong Joon-Ho
Aus dem Nichts (In the Fade) di Fatih Akin
Les Fantomes D’Ismael di Arnaud Desplechin (film d'apertura)
The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach

Fuori Concorso

How to Talk to Girls at Parties di John Cameron Mitchell
Visages, Villages di Agnès Varda & JR
Blade of the Immortal di MiikeTakashi

Un Certain Regard

Barbara di Mathieu Amalric
La novia del desierto di Cecilia Aran & Valeria Pivato
Closeness di Kantemir Balagov
La belle et la meute di Kaouther Ben Hania
L’atelier di Laurent Cantet
Fortunata di Sergio Castellitto
Las Hijas de Abril di Michel Franco
Western di Valeska Grisebach
Directions di Stephan Komandarev
Oit di Gyorgy Kristof
Before we vanish di Kurosawa Kiyoshi
En attendant les hirondelle di Karim Moussaoui
Dregs di Mohammad Rasoulof
Jeune Femme di Léonor Serraille
Wind River di Taylor Sheridan
Dopo la guerra di Annarita Zambrano

venerdì 31 marzo 2017

17 Anni (e come uscine vivi) - la recensione

Può un genere sviscerato e abusato come pochi altri regalare ancora piacevoli sorprese? Sì, può, e questo film lo dimostra.

Nadine è un'adolescente diversa dagli altri, è in conflitto con tutti, incapace di adattarsi, non socializza, è aggressiva, litiga spesso con la madre e prova odio/invidia per il fratello più grande. L'unica parentesi felice è la sua amica del cuore, Krista, con cui condivide tutto fin da quando erano bambine. Amicizia che però si rompe quando Krista si mette con suo fratello, cosa che Nadine non può accettare. Cade così il suo unico appiglio e Nadine si ritrova sola e da sola inizia a commettere una serie di errori incredibili che renderanno la sua già incasinata vita di adolescente ancora più complessa.

Leggendo la trama 17 Anni (e come uscirne vivi) potrebbe sembrare un altro classico teen movie, ma il film di Kelly Fremon Craig è molto di più, o meglio è una teen comedy ma in un modo tutto suo. Nel film si possono ritrovare tutte le classiche situazioni dei teen movie e dei coming of age movie, dai film di John Hughes fino a Napoleon Dynamite (citato esplicitamente nel film), a fare la differenza in questo caso però sono i particolari, il tono, il taglio dei personaggi, la sincerità della storia, che lo rendono un prodotto piacevole e sorprendente. A fare la differenza è soprattutto il personaggio principale: Nadine è la classica adolescente problematica ma nel suo personaggio vengono evidenziati quegli aspetti che nei teen movie (soprattutto quelli più moderni) vengono attenuati o eliminati per renderlo più simpatico. Nadine è goffa, sfigata ma anche arrogante, sboccata e con un umorismo spesso fuori luogo (che ricorda Daria), aggressiva senza motivo con chi le vuole bene, egocentrica, insicura ma capace di fare stupidaggini epiche, insomma è un po' stronza, ma di quel tipo a cui alla fine si vuole bene. La regista non nasconde i lati negativi della sua protagonista ma li mette in primo piano rendendo il personaggio molto umano, e allo stesso modo non cerca per forza di risolvere con un happy ending gli errori di Nadine, perché alla base dell'adolescenza ci sono soprattutto gli errori e il film li racconta nel modo migliore.

A rendere Nadine ancora più umana e reale ci pensa Hailee Steinfeld, perfettamente calata nella parte... dopotutto è un'età che non ha lasciato da molto. L'attrice riesce a tirare fuori goffaggine, antipatia e delicatezza, e a dosarle in modo perfetto. La sua performance, fresca e divertente, dà quel qualcosa in più al personaggio grazie al quale il film riesce ad uscire dai soliti standard del genere, e ci ricorda anche la bravura e il talento di una giovane attrice che avevamo un po' perso di vista dopo la straordinaria prova ne Il Grinta dei Coen (con cui prese una nomination gli Oscar). Da sottolineare anche la bella prova di un sempre bravo Woody Harrelson nel ruolo del professore/confessore di Nadine. Anche in questo caso si tratta di un classico personaggio da teen movie ma che con il sarcasmo e i tempi lenti e misurati di Harrelson diventa qualcosa di nuovo.

The Edge of Seventeen è una bella sorpresa, non regala niente di nuovo ma racconta una storia di adolescenti in modo sincero, fresco, dinamico, divertente, mai banale. Forse il miglior film adolescenziale da diversi anni a questa parte.

martedì 28 marzo 2017

David di Donatello 2017 - trionfa La Pazza Gioia di Virzì!

Poco fa si è conclusa la cerimonia di premiazione dei David di Donatello 2017, che quest'anno presentava la novità della migliore sceneggiatura adattata.

Trionfa Paolo Virzì con il suo film La Pazza Gioia, che si porta a casa cinque David, tra cui quello per il miglior film, regia, e attrice protagonista a Valeria Bruni Tedeschi (splendido il suo discorso!).

Premiati anche Stefano Accorsi, migliore attore per Veloce come il VentoAntonia Truppo, come migliore attrice non protagonista per Indivisibili, e Valerio Mastandrea, migliore attore non protagonista per FioreRoberto Benigni ha ricevuto il David alla carriera, mentre i film stranieri premiati sono stati Animali Notturni di Tom Ford e Io, Daniel Blake di Ken Loach (miglior film dell'UE).

Ecco tutti i vincitori.

MIGLIOR FILM
La pazza gioia, di Paolo Virzì

MIGLIORE REGISTA
Paolo Virzì, per La pazza gioia

MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE
Marco Danieli, per La ragazza del mondo

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Valeria Bruni Tedeschi (La pazza gioia)

MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA
Stefano Accorsi (Veloce come il vento)

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Antonia Truppo, per Indivisibili

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Valerio Mastandrea (Fiore)

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE
Nicola Guaglianone, Barbara Petronio e Edoardo De Angelis per Indivisibili

MIGLIORE SCENEGGIATURA ADATTATA 
Gianfranco Cabiddu, Ugo Chiti, Salvatore de Mola per La stoffa dei sogni 

MIGLIORE PRODUTTORE
Attilio De Razza, Pierpaolo Verga, per Indivisibili 

MIGLIOR AUTORE DELLA FOTOGRAFIA
Michele D'Attanasio, per Veloce come il vento

MIGLIORE MUSICISTA
Enzo Avitabile, per Indivisibili

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
"ABBI PIETÀ DI NOI", per Indivisibili, musica, testi di Enzo Avitabile, interpretata da Enzo Avitabile, Angela e Marianna Fontana, per Indivisibili

MIGLIORE SCENOGRAFO
Tonino Zero (La pazza gioia)

MIGLIORE COSTUMISTA
Massimo Cantini Parrini, per Indivisibili

MIGLIOR TRUCCATORE
Luca Mazzoccoli, per Veloce come il vento

MIGLIOR ACCONCIATORE
Daniela Tartari, per La pazza gioia

MIGLIORE MONTATORE
Gianni Vezzosi, per Veloce come il vento

MIGLIOR SUONO
Presa diretta: Angelo Bonanni – Microfonista: Diego De Santis – Montaggio e Creazione suoni: Mirko PERRI – Mix: Michele Mazzucco, per Veloce come il vento 

MIGLIORI EFFETTI DIGITALI
Artea Film & Rain Rebel Alliance International Network, per Veloce come il vento

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Crazy for football, di Volfango De Biasi

MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA
Io, Daniel Blake, di Ken Loach

MIGLIOR FILM STRANIERO
Animali notturni, di Tom Ford

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
A casa mia, di Mario Piredda

DAVID GIOVANI
Pierfrancesco Diliberto, per In guerra per amore

sabato 18 marzo 2017

La Bella e la Bestia - la recensione

Nella valanga di trasposizioni in live action di Classici Disney a cui stiamo assistendo, era inevitabile che si arrivasse a tirar fuori quello che è forse il più amato, il primo film d'animazione a ricevere una candidatura anche come miglior film, una fiaba che ha saputo conquistare il cuore di grandi e piccoli grazie a personaggi indimenticabili e musiche travolgenti.
I precedenti live action sono stati parecchio altalenanti, ma non sono mancate piacevoli sorprese come la Cenerentola di Branagh e soprattutto Il Libro della Giungla, uno dei film migliori del 2016 per come aveva saputo unire il classico Disney con le atmosfere e i richiami dei romanzi originali.

Il tono in questo caso è totalmente diverso e si intuisce già dalla scelta di Bill Condon alla regia, ottimo mestierante ma sicuramente non un autore dall'impronta subito riconoscibile.
Si è puntato tutto sul cast, con un nome come quello di Emma Watson a fare da traino e intorno a lei quanto di meglio il cinema britannico può offrire, e la cosa ha funzionato. Se la Watson, pur con una certa macchinosità espressiva non sempre convincente, riesce a dare freschezza alla sua Belle e a richiamare pubblico in sala, Kevin Kline è un fantastico Maurice e Dan Stevens fa un ottimo lavoro e dona profondità e malinconia agli occhi della Bestia. Il cast di contorno è eccellente, da Ewan McGregor a Ian McKellen fino a Emma Thompson, anche se purtroppo il doppiaggio italiano fa perdere le loro interpretazioni vocali. A sorprendere davvero sono Luke Evans, nel ruolo di un meraviglioso Gaston, e Josh Gad, in quello di Le Tont. I due hanno una chimica straordinaria e una grandissima presenza scenica, in particolare Evans si prende letteralmente la scena a ogni sua apparizione.

Il film ricalca praticamente con fedeltà assoluta il classico d'animazione, riproducendone ambientazione, musiche e persino inquadrature, inserendo qua e là piccole differenze che riescono a farsi apprezzare per il tentativo di approfondimento dei personaggi secondari.

La prima mezz'ora non convince appieno a risulta fin troppo macchinosa nel voler riproporre esattamente quanto già si era visto nel 1991, anche perché la Watson non riesce a emozionare come aveva fatto la sua controparte animata. Ma dalla Canzone di Gaston in poi il ritmo aumenta fino a esplodere totalmente quando il punto clou della prima metà di film arriva: Stia con noi, iconico pezzo cantato dagli oggetti animati del castello, è un tripudio di musica, coreografia e soprattutto scenografia da togliere il fiato. È il castello, infatti, la vera star del film: cupo, decadente, ma pieno di vita, con oggetti animati in CGI perfetti e dalla personalità irresistibile. Ogni ambiente sembra uscire direttamente dalla versione animata, ma è ancora più bello e lo stesso vale per i costumi seicenteschi, che creano un'aura magica fin dal prologo. Le musiche di Alan Menken fanno il resto, stimolando la nostalgia nello spettatore più anziano, a cominciare dal tema principale richiamato più e più volte.

Operazione di marketing e film nostalgia, La Bella e la Bestia va visto con la mente sgombra e il cuore aperto, senza troppe pretese, senza ragionare troppo. Non sarà mai come l'originale Classico Disney, né vuole esserlo, ma è l'esempio perfetto di come un classico Disney possa prendere vita davanti ai nostri occhi.

venerdì 17 marzo 2017

John Wick 2 - la recensione

Baba Jaga è una figura della mitologia dell'Est Europa, viene descritta come una strega che viaggia per le foreste a cancellare i sentieri, vive in una casa che poggia su zampe di gallina ed è temuta da tutti, grandi e piccini, per il suo comportamento oscuro e vendicativo.

John Wick è questo: un killer così risoluto e preciso da guadagnarsi un nome fiabesco ed in grado di costruirsi attorno un'aura quasi magica, per questo, quando nel primo film viene scatenata la sua ira, vengono spostati mari e monti, per cercare di arginarla, con scarsi risultati; lui è l'uomo che viene chiamato per i lavori impossibili, che ha cercato di uscire, è il diavolo che "ha assaggiato la vita dall'altra parte, ma ora gli è stata tolta, di nuovo", una descrizione che lascia pochi dubbi su cosa bisogna aspettarsi.

Squadra che vince non si cambia e così, dopo l'immenso successo del primo capitolo nel 2014, Chad Stahelski (regista) e Derek Kolstad (sceneggiatore e creatore del personaggio) si ripresentano con un prodotto fresco ed innovativo, che fa tesoro di tutto ciò che è andato bene nel primo capitolo, in particolare le scene d'azione coreografate alla perfezione e credibili, la fotografia, che mescola tonalità scure a colori appariscenti e, soprattutto, quel sottobosco culturale della criminalità organizzata.
E' proprio questo il punto di forza principale di questo film, trasporta lo spettatore in una dimensione più surreale dove quello dell'assassino è un mestiere con punti d'appoggio internazionali, organizzazioni, botteghe, artigiani e codici d'onore.
E' proprio il codice d'onore a turbare il riposo Baba Jaga questa volta, con un amico di vecchia data pronto a riscuotere un debito, ma, come è prevedibile in un mondo spietato come quello degli assassini, niente è destinato a rimanere stabile nella sua condizione e, in questo caso, da un normale lavoro, scatterà un corsa frenetica tra Roma e New York, dai ritmi serratissimi, con una lunga scia di cadaveri ed un concentrato di azione che conferma Keanu Reeves come eroe action moderno, elegante e dalla grandissima forza di volontà.

Catapultata nelle ambientazioni evocative della nostra Roma, la società degli assassini non perde smalto, facendo esattamente quello che ci si aspetta da un sequel di un film d'azione: aumenta il ritmo, migliora le "mazzate" con sequenze molto prolungate, ed è abbastanza da maturo da ricavare del tempo per non prendersi eccessivamente sul serio, creando un groviglio claustrofobico di malavita, senza disdegnare battute e situazioni molto divertenti.
Oltre al cast solido intravisto nel primo film, tra cui Ian McShane e Lance Reddick, va sottolineata la presenza di Riccardo Scamarcio e Claudia Gerini che, seppur penalizzati dalla qualità dell'auto-doppiaggio, non sfigurano. Se non bastasse, Stahelski ci regala una piccola reunion "scuola-Matrix" tra Keanu Reeves e Laurence "Morpheus" Fishurne.

Nonostante l'aria da bassa produzione che aleggia sulla parte romana del film, l'entusiasmo del cast è palpabile, riuscendo a confezionare un action movie vecchio stile che fa il suo sporco lavoro.

giovedì 16 marzo 2017

Loving - la recensione

Richard Loving è un meccanico, un uomo molto chiuso, di poche parole e timido quasi fino all'eccesso. E' innamorato di Mildred e le chiede quindi di sposarlo, portandola a vivere in una casa costruita da lui stesso, in cui poter avere la famiglia che avevano sempre sognato. Ma Mildred è nera e in Virginia nel 1958 i matrimoni interrazziali sono un reato. I Loving sono perciò costretti ad accettare un esilio di 25 anni contro lo stato ma, grazie all'aiuto della Lega per i Diritti Civili, il loro caso arriverà fino alla Corte Suprema.

Il film, per la regia di Jeff Nichols, è stato presentato in anteprima al Festival di Cannes 2016 ed è arrivato persino agli Oscar con la nomination di Ruth Negga come miglior attrice protagonista, e non è difficile intravedere in questo gli strascichi delle polemiche dello scorso anno. Il carico di aspettative derivanti dalla presenza della pellicola fra i nominati fa molto male al film, che si trasforma da prodotto carino e dignitoso, di quelli che si possono guardare sul divano il lunedì sera senza troppo impegno, a un melò sui diritti umani che non riesce mai a decollare veramente, impantanato in una serie di forzature di sceneggiatura, dei "vorrei ma non ne ho il coraggio" in cui le vittime sono gli attori. Joel Edgerton, nel ruolo di Richard, ha un grande impatto inizialmente, ma presto la sua performance fin troppo tirata viene a noia e smette di convincere. Meglio fa Ruth Negga, anche se la nomination appare decisamente esagerata.

In alcuni momenti sembra che Nichols voglia ispirarsi a qualcosa di più alto, film come Amistad o Il Colore Viola, ma il problema fondamentale è che non si discosta mai da una narrazione piatta e melodrammatica, senza operare mai un confronto con la situazione attuale, pur richiamata molte volte: basti pensare alle principali accuse mosse contro i matrimoni misti, visti come sbagliati agli occhi di Dio e un problema per i bambini, incredibilmente simili a quanto in questi anni si dice delle unioni omosessuali, difficile che l'enfasi posta su queste questioni sia casuale, ma purtroppo non si va mai a fondo nel confronto.

Non è facile parlare di diritti civili senza scadere nella retorica, Jeff Nichols ci ha provato ma, non essendo Spielberg, più che essenziale il suo film ne esce fuori piatto. 

domenica 12 marzo 2017

Kong: Skull Island - la recensione

Torna al cinema uno dei mostri più famosi e amati di sempre: King Kong. Film che mette un tassello importantissimo per il futuro del MonsterVerse della Legendary.

E' il 1973, la guerra in Vietnam è ormai agli sgoccioli. Un gruppo di militari, comandati dal tenente colonnello Preston Packard (Samuel L. Jackson), viene scelto per accompagnare alcuni scienziati e un agente del Governo, Bill Randa (John Goodman), su un'isola misteriosa e ancora inesplorata che si trova al centro di un sistema temporalesco costante. Alla spedizione si unisce anche la fotografa Mason Weaver (Brie Larson) e James Conrad (Tom Hiddleston), ex capitano dell'aviazione britannica.
Arrivati sull'Isola del Teschio, i militari buttano cariche sismiche, attirando l'attenzione di una creatura mostruosa, una scimmia enorme e molto arrabbiata: Kong, il padrone dell'isola. L'animale reagisce, distrugge alcuni elicotteri, li fa schiantare dividendo il gruppo. con Packard che la prende sul personale e va in cerca di vendetta.
Tra creature mostruose, pericolosi "Strisciateschi" emersi dal sottosuolo, i superstiti dovranno cercare di attraversare l'Isola per cercare salvezza.

Kong: Skull Island è completamente diverso da tutti i film di King Kong prodotti fino ad oggi. La storia di base è sempre quella, il viaggio nell'Isola dove vive una scimmia enorme (e qui è davvero enorme!), ma il regista Jordan Vogt-Roberts mantiene solo la struttura di base, cambiando invece tutto il resto. Niente più anni '30, ci si sposta nei confusi anni '70, niente più registi megalomani ma spedizioni scientifiche e militari, niente più Ann Darrow che fa innamorare Kong, niente indigeni che celebrano riti, quindi è quasi inutile andare a cercare riferimenti con l'originale del 1933 o con quello di Peter Jackson.
Jordan Vogt-Roberts azzarda molto cambiando una storia così mitica ma l'audacia lo premia, il film è divertente, fresco, rumoroso, spettacolare. Nonostante l'alto budget, Vogt-Roberts mantiene in tutto e per tutto la sua anima da regista di b-movie, creando quello che potremmo definire un "b-b-movie", un blockbuster b-movie.
Se si guarda alla sceneggiatura, il film parte e finisce bene, mentre soffre in alcuni punti della parte centrale, e i personaggi umani sono poco approfonditi. Visivamente colpisce, particolare l'uso dei colori e i contrasti, a volte sembra quasi fumettistico, le scene d'azione sono spettacolari e coinvolgenti. Evidente la vena citazionista che percorre tutto il film, soprattutto verso Apocalypse Now, ma ci sono anche echi alla Jurassic Park. Il regista volutamente non si prende troppo sul serio - e questo è un bene! - e non appesantisce il film con temi esistenziali o autoriali. Ottima la colonna sonora, con tanto rock anni '70.

Il cast è buono, ognuno fa il loro in modo adeguato ed è giusto nella parte, a spiccare un po' più degli altri sono John C. ReillyShea Whigham. Il vero protagonista del film è però Kong, grande, molto più grande dei suoi "fratelli" degli altri film, possente, tanto arrabbiato, e molto malinconico, in un certo senso molto umano, più delle precedenti versioni: lotta per difendere l'isola, lotta per vendicare la propria famiglia sterminata dai mostruosi esseri del sottosuolo, si innamora di Brie Larson ma non come nei film precedenti, in questa versione sembra quasi consapevole dell'impossibilità di quel sentimento.

Kong: Skull Island è un pop corn movie, un b-movie, un blockbuster, è divertente (divertirsi non è un reato, anzi), "caciarone", è puro e semplice intrattenimento, e ripropone in modo nuovo e diverso un personaggio davvero grandioso come King Kong.