domenica 18 giugno 2017

How to Talk to Girls at Parties - la recensione

Londra, 1977. Mentre in città si festeggia il Giubileo della Regina, Enn e i suoi amici si imbucano a una festa dopo essere stati a un concerto punk. Qui si imbattono in bellissime ragazze e personaggi insoliti, senza sapere che quelle persone non sono altro che extraterrestri in visita sulla Terra.


Dal racconto breve dello scrittore Neil Gaiman, già trasposto in fumetto da Gaiman stesso, John Cameron Mitchell trae un film intero, ampliandone la storie e le possibilità, donando un background ai personaggi e un "cosa accade dopo" alla festa aliena. Non è facile inquadrare How to talk to girls at parties perché niente di quello che si vede sullo schermo è lineare: non è lineare la storia, non lo sono i personaggi, non lo è la regia.

Come in un videoclip punk le immagini veloci, frenetiche, sfocate ci introducono alla periferia londinese e alla sottocultura che stava nascendo proprio in quegli anni, popolata di figure eccentriche. Umani e alieni si confondono, tanto che gli extraterrestri non appaiono così insoliti nonostante l'assurdo sia una costante nella loro rappresentazione. E poi, sotto tutto il contorno di stranezze, c'è una storia d'amore semplice e fresca, quella fra il timido Enn e l'aliena Zan, personaggio sopra le righe eppure tremendamente adorabile nella sua ingenuità, magnificamente interpretato da Elle Fanning.
Quel che si percepisce più chiaramente è il divertimento, quanto regista, produttori, costumisti e l'intero cast si siano divertiti nel girare questo film, in particolare colpisce un'insolita Nicole Kidman regina del punk (meravigliosa, con quel trucco e quei costumi ricorda un po' David Bowie in Labyrinth) e Ruth Wilson, algida e sensuale aliena dal costume decisamente insolito, e Matt Lucas (che i fan di Doctor Who riconosceranno sicuramente), a tratti inquietante.

Il comparto tecnico è di altissimo livello, musica, suoni e colori sono trascinanti, ma ciò che davvero coinvolge è la magia della storia, anche quando non si sa bene cosa stia succedendo ecco che Enn e Zan tornano a essere semplicemente due ragazzi innamorati.
Sicuramente siamo di fronte a un film che è molto lontano da essere perfetto, che sembra essere stato fatto più per se stessi che per il pubblico, eppure l'impressione è che potrebbe diventare un cult underground, un po' Rocky Horror (che spesso ricorda nella follia straniante di una festa popolata di alieni), un po' Across the Universe, un po' Guida Galattica per Autostoppisti, ma senza somigliare davvero a nulla se non a se stesso.
C'è tanto Gaiman ma c'è anche tanto Mitchell, e se si è disposti a lasciar perdere qualsiasi logica, si esce dalla sala divertiti tanto quanto si sono divertiti loro a girarlo.



sabato 10 giugno 2017

La Mummia - la recensione

Film d'esordio del Dark Universe, l'universo condiviso dei mostri della Universal, ed ennesimo rifacimento di un classico degli anni '30, La Mummia si portava dietro anche una certa aspettativa dovuta al seguito che si porta dietro la pellicola datata 1999, diventata un piccolo cult. Il regista Alex Kurtzman decide di discostarsi abbondantemente dall'iconografia classica, soprattutto rendendo la mummia del titolo una donna, la principessa Ahmanet (la sensuale Sofia Boutella).

Per il resto la storia è piuttosto classica: nell'antico Egitto, la principessa Ahmanet, che ha fatto un patto col malvagio dio Set, viene sepolta viva. Ai giorni nostri il soldato Nick Morton (Tom Cruise) e l'archeologa Jenny Halsey (Annabelle Wallis) ne trovano la tomba facendo risorgere la mummia. Nel frattempo una strana organizzazione segreta, comandata dal Dottor Jekyll (Russell Crowe) è intenzionata a ritrovare un misterioso pugnale in qualche modo collegato alla maledizione di Ahmanet.

Quando ci si approccia a un film de genere è fondamentale non aspettarsi spiegazioni logiche e coerenti, o una trama particolarmente articolata, e infatti fin da subito appare chiaro che il prendersi troppo sul serio non fa parte del gioco. Questo è positivo, perché sicuramente una eccessiva pesantezza nelle tematiche e nei personaggi avrebbe appesantito il tutto, rischiando facilmente di sfociare nell'incoerente, per non dire nel ridicolo.  
Sono evidenti richiami ai vecchi film di avventura degli anni '80, in particolare ai vari Indiana Jones, soprattutto nella prima parte ambientata in Medio Oriente, che è anche decisamente la parte migliore. 
Una volta ritornati in Occidente e nella grigia Londra, il tutto perde un po' mordente, introducendo anche quello che sicuramente farà da collante con il resto del Dark Universe, il personaggio di Russell Crowe non troppo approfondito, sottosfruttato, forse avrebbe meritato qualcosa di più (ma chissà se avremo l'occasione di vederlo di nuovo nei prossimi film).

Chi invece è parso divertirsi un mondo è Tom Cruise, davvero in parte, naturale in un tipo di ruolo che non è nuovo per lui e che evidentemente l'attore fa sempre volentieri: il suo Nick è divertente, spigliato, il vero mattatore, tra l'altro è sembrato avere anche una buona chimica con la Wallis e, soprattutto, nelle riuscitissime scene insieme a Jake Johnson, esilarante spalla comica.
La durata non eccessiva permette allo spettatore di divertirsi senza risentire della noia, dato che  la storia procede spedita, le scene d'azione sono dinamiche, i tempi comici ben congeniati e gli effetti speciali ottimi, in particolare Sofia Boutella è splendida e riesce a essere estremamente sensuale anche con un uso abbondante di CGI.

Di sicuro non si sta parlando del film dell'anno, non si avvicina al livello di blockbuster di alta levatura, ma riesce a intrattenere e divertire senza pretese di sorta. Un buon inizio per questo Dark Universe, sperando di migliorare ulteriormente.

martedì 6 giugno 2017

Nastri d'Argento 2017 - le nomination

Sarà sfida a tre ai prossimi Nastri d'Argento, i premi del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani.

Tre sono infatti i film ad aver ricevuto il maggior numero di nomination, si tratta di Fortunata di Sergio Castellitto, La Tenerezza di Gianni Amelio, e Indivisibili di Edoardo De Angelis, che hanno ricevuto 7 candidature ciascuno.

Seguono, con 6 nomination, Fai Bei Sogni di Marco Bellocchio e Fiore di Claudio Giovannesi.

Le nomination sono state svelate oggi a Roma, in occasione della consegna dei premi speciali (questa sera al MAXXI): a 7 Minuti di Michele Placido, per "l’attenzione al cinema civile, in particolare sul tema del lavoro"; a Sole cuore amore di Daniele Vicari; e ai protagonisti di Monte di Amir Naderi, Claudia Potenza e Andrea Sartoretti, "per l’impegno in una prova di interpretazione anche fisicamente durissima".

Il Nastro dell'Anno è già stato annunciato tempo fa, sarà consegnato a Paolo Sorrentino per la serie The Young Pope, i Nastri "eccellenti" invece andranno a Roberto Faenza e Giuliano Montaldo. Annunciato da tempo anche il Nastro d'Argento europeo 2017 a Monica Bellucci, per il film di Emir Kusturica On the Milky Road.

Molti attori sono stati nominati per due film, ma da notare anche che le cinquine non sono in realtà cinquine, in alcuni casi gli attori e le attrici dello stesso film sono stati "raggruppati" in un'unica nomination, ad esempio, Alessandro Gassmann e Marco Giallini sono entrambi candidati per il film Beata Ignoranza, così come Giovanna Mezzogiorno e Micaela Ramazzotti per La Tenerezza. Due nomi, una sola nomination.

La premiazione il 1 luglio, come sempre al Teatro Antico di Taormina. Ecco tutte le nomination.

Miglior Film
La tenerezza
Tutto quello che vuoi
Fortunata
Fiore
Indivisibili

Miglior Regista
Gianni Amelio (La tenerezza)
Sergio Castellitto (Fortunata)
Marco Bellocchio (Fai bei sogni)
Edoardo De Angelis (Indivisibili)
Antonio Piazza e Fabio Grassadonia (Sicilian Ghost Story)

Miglior Regista Esordiente
Vincenzo Alfieri (I peggiori)
Marco Danieli (La ragazza del mondo)
Roberto De Paolis (Cuori Puri)
Andrea De Sica (I figli della notte)
Fabio Guaglione e Fabio Resinaro (Mine)

Miglior Commedia
L’ora legale
Lasciati andare
Moglie e marito
Omicidio all’italiana
Orecchie

Miglior Attore Protagonista
Renato Carpentieri (La tenerezza)
Alessandro Gassmann, Marco Giallini (Beata Ignoranza)
Luca Marinelli (Il padre d'Italia)
Michele Riondino (La ragazza del mondo)
Toni Servillo (Lasciati andare)

Miglior Attore non Protagonista
Claudio Amendola, Luca Argentero (Il permesso)
Alessandro Borghi (Fortunata, Il più grande sogno)
Ennio Fantastichini (Caffè, La stoffa dei sogni
Valerio Mastandrea (Fiore)
Edoardo Pesce (Cuori Puri, Fortunata)

Miglior Attrice Protagonista
Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti (La tenerezza)
Isabella Ragonese (Sole Cuore Amore, Il padre d'Italia)
Sara Serraiocco (Non è un paese per giovani, La ragazza del mondo)
Greta Scarano (La verità sta in cielo, Smetto quando voglio - Masterclass)
Jasmine Trinca (Fortunata)

Miglior Attrice non Protagonista
Barbora Bobulova (Cuori Puri, Lasciami per sempre)
Margherita Buy (Come diventare grandi nonostante i genitori, Questi giorni)
Sabrina Ferilli (Omicidio all’italiana)
Anna Ferruzzo (Il padre d’Italia)
Carla Signoris (Lasciati andare)

Miglior Soggetto
Michele Astori, Pierfrancesco Diliberto (In guerra per amore)
Massimiliano Bruno, Herbert Simone, Gianni Corsi (Beata ignoranza)
Nicola Guaglianone (Indivisibili)
Edoardo Leo (Che vuoi che sia)
Fabio Mollo, Josella Porto (Il padre d’Italia)

Migliore sceneggiatura
Francesco Bruni (Tutto quello che vuoi)
Ugo Chiti, Gianfranco Cabiddu, Salvatore De Mola con Francesco Marino (La stoffa dei sogni)
Claudio Giovannesi, Filippo Gravino, Antonella Lattanzi (Fiore)
Alex Infascelli, Francesca Manieri (Piccoli crimini coniugali)
Margaret Mazzantini (Fortunata)

Miglior Produttore
Claudio Bonivento (Il permesso)
Beppe Caschetto (Fai bei sogni, Tutto quello che vuoi)
Beppe Caschetto, Rita Rognoni (Fiore)
Attilio De Razza (L’ora legale)
Attilio De Razza, Pierpaolo Verga (Indivisibili)
Gaetano Di Vaio, Gianluca Curti (Falchi)
Nicola Giuliano,Francesca Cima, Carlotta Calori, Viola Prestieri (Fortunata)
Nicola Giuliano,Francesca Cima, Carlotta Calori, Massimo Cristaldi (Sicilian Ghost Story)

Miglior Fotografia
Luca Bigazzi (La tenerezza, Sicilian Ghost Story)
Arnaldo Catinari (Piccoli crimini coniugali, Tutto quello che vuoi)
Duccio Cimatti (La guerra dei cafoni)
Daniele Ciprì (Fai bei sogni, Fiore)
Gian Filippo Corticelli (Rosso Istanbul)

Migliore Scenografia
Giancarlo Basili (La tenerezza)
Dimitri Capuani (I figli della notte)
Marco Dentici (Fai bei sogni, Sicilian Ghost Story)
Marina PInsuti Ansolini (Piccoli crimini coniugali)
Aelssandro Vannucci (Smetto quando voglio - Masterclass)

Migliori Costumi
Daria Calvelli (Fai bei sogni)
Massimo Cantini Parrini (Indivisibili)
Beatrice Giannini, Elisabetta Antico (La stoffa dei sogni)
Patrizia Mazzon (Smetto quando voglio: Masterclass)
Cristiana Ricceri (In guerra per amore)

Miglior Montaggio
Francesca Calvelli (Fai bei sogni)
Jacopo Quadri (La guerra dei cafoni)
Matteo Santi, Fabio Guaglione, Filippo Mauro Boni (Mine)
Roberto Siciliano (Il permesso)
Giuseppe Trepiccione (Fiore)

Miglior Sonoro in Presa Diretta
Stefano Campus (Il permesso)
Gianluca Costamagna (Tutto quello che vuoi)
Alessandro Rolla (Fortunata)
Remo Ugolinelli, Alessandro Palmierini (Sole Cuore Amore)
Alessandro Zanon (La tenerezza)

Miglior Colonna Sonora
Enzo Avitabile (Indivisibili)
Nino D’Angelo (Falchi)
Stefano Di Battista (Solo Cuore Amore)
Giuliano Sangiorgi (Non è un paese per giovani)
Giuliano Taviani, Carmelo Travia (Rosso Istanbul)

Miglior Canzone Originale
Abbi pietà di noi (Indivisibili)
Donkey Flyin’ In The Sky (In guerra per amore)
Ho perso il mio amore (La verità, vi spiego, sull’amore)
L'estate addosso (L’estate addosso)
Quando le canzoni finiranno (La cena di Natale)

CINQUINA SPECIALE 2017 per un Nastro dedicato al cinema sui giovani
L’estate addosso (Gabriele Muccino)
Non è un paese per giovani (Giovanni Veronesi)
Piuma (Rohan Johnson)
the startup (Alessandro D'Alaltri)
SLAM: Tutto per una ragazza (Andrea Molaioli)

domenica 4 giugno 2017

Wonder Woman - La Recensione






Il Dc Cinematic Universe sta muovendo i suoi primi passi vero una sua omogeneità, e questo va riconosciuto, con il primo film non incentrato sui due eroi più iconici ed importanti della casa editoriale, Wonder Woman si configura anche come un esperimento, visto che il futuro passa anche per Flash, Cyborg e Aquaman. L'esperimento è riuscito? Parzialmente.

Nata su un'isola di sole donne nascosta al genere umano, cresciuta come una guerriera sotto gli insegnamenti ed i colpi della zia, giunta alla maturità ed ancora in fase di scoperta del suo vero potenziale, Diana, un'amazzone da sempre ribelle, decide di abbandonare casa quando se ne presenta l'occasione, spinta da un senso del dovere, dalla grande curiosità e dal destino. Qui viene il bello, catapultata nella Grande Guerra, sarà una risorsa importantissima per cercare di porre fine al conflitto.

Dopo questa breve pausa per contestualizzare il film, è il momento di arrivare "al succo".
Sono giorni che si rincorrono pareri discordanti, che oscillano tra "boiata" e "miglior film DC", fino al capolavoro, probabilmente la verità come sempre, sta nel mezzo.

Per il ruolo di Diana è stata scelta la bellissima Gal Gadot che ha il pregio di riuscire a guidarci, per tutto il film senza picchi, aiutata anche da Patty Jenkins che si limita al compitino.
La parte tecnica arriva alla sufficienza senza difficoltà e, probabilmente, la cosa più "interessante" è la schitarrata come tema musicale, che svetta sul piattume generale.

E' un film che per tutta la sua durata sa un po' di occasione sprecata, commettendo gli stessi errori di un suo "predecessore", Captain America: Il Primo Vendicatore, cioè un altro origin movie war-based, finendo inevitabilmente per essere giudicato anche per la sua coerenza nell'essere un film di guerra. Nello specifico Wonder Woman non riesce a trovare una sua identità, risultando "pupazzosa" nelle scene di guerra, con brutti fondali, visibilmente artificiali e scene non propriamente credibili, anche al netto della sospensione dell'incredulità che viene posta in azione dallo spettatore.

Gli errori sono più che altro degli scivoloni, come il fronte inespugnabile per un anno intero, composto da una manciata di soldati ed una mitragliatrice, oppure i ruoli assegnati ai personaggi secondari, per comporre quello che nelle intenzioni è un bel team poliedrico e multifunzionale, con un cecchino britannico, un truffatore nordafricano ed un contrabbandiere nativo americano. Il primo non spara, il secondo non truffa ed il terzo non contrabbanda.
Nota positiva è il capitano Steve Trevor, interpretato da Chris Pine, che ha una sua coerenza per tutta a durata del film

Per quanto il film non sia sgradevole, lo si vive sempre con la consapevolezza che, con qualche sforzo in più, il risultato poteva essere indubbiamente migliore. Il cammino del DC Universe, per adesso, continua a riscontrare grandi problemi di identità, con l'ombra ingombrante del Marvel Cinematica Universe, che crea problemi non indifferenti nelle tempistiche. Questa fretta di voler raggiungere i rivali, con l'arrivo della Justice League dopo aver realmente introdotto appena tre degli eroi che la compongono, si sta traducendo in risultati quasi sciatti, visto l'alto potenziale del materiale a disposizione.

Tutto sommato Wonder Woman non è un brutto film, è il migliore tra quelli finora proposti dalla DC, ma la strada verso il successo è ancora lunga.

martedì 30 maggio 2017

War Machine - la recensione

Diretto da David Michod (già regista di The Rover e Animal Kingdom), e disponibile da qualche giorno sulla piattaforma Netflix, War Machine vede Brad Pitt nel ruolo del generale Glen McMahon (ispirato alla figura reale del generale Stanley McChrystal), rigido, altezzoso e pieno di sé, che viene mandato in Afganistan per risolvere un conflitto che va avanti da ormai troppi anni, proprio in concomitanza dell'annuncio da parte del presidente Obama di un imminente ritiro delle truppe USA dal paese. Glen accetta la sfida con slancio, quasi incurante di ciò che avviene nel mondo reale, fatto di politici per i quali la guerra non è altro che una strategia elettorale, ben lontano dall'ambiente militare in cui si muove, davvero convinto nell'utilità della guerra. Sarà proprio la sua altezzosità, e un articolo su Rolling Stone, a pregiudicare sempre di più la sua posizione.

Non si può negare che il primo impatto con il film sia più che positivo: la prima mezz'ora è impostata come una black comedy fortemente satirica e dall'umorismo pungente, Brad Pitt interpreta Glen con una forte componente caricaturale, ma senza scadere nella macchietta, insomma sembra di trovarsi di fronte a una commedia nera piacevole. Poi improvvisamente si cambia totalmente registro, si vira sul politico, su una aperta denuncia della politica di Obama, ma non si riesce più a far satira, i toni troppo seriosi rendono fastidiosa la voce fuori campo e fuori luogo l'interpretazione di Pitt che risulta così troppo caricaturale per essere realistico, ma non abbastanza per far davvero ridere in quel contesto.
A volte si cerca di ritornare sulla commedia iniziale, ma sono tentativi deboli che lasciano piuttosto freddi, i personaggi rimangono inespressi (a cominciare dal giornalista interpretato da Scoot McNairy la cui voce fuori campo diventa sempre più insopportabile) e lo spreco di cast appare evidente, da Ben Kingsley, che sembra dapprima ricoprire un certo ruolo per poi sparire quasi del tutto, a Tilda Swinton che ha una sola scena che dovrebbe essere molto importante ma che rimane tristemente anonima.

Certo, le due ore di durata alla fine scorrono senza noia, ma la sensazione finale di aver assistito a un minestrone, un film che non sa bene cosa vuole dire e in che modo, lascia l'amaro in bocca, soprattutto visti i nomi coinvolti e l'inizio che preannunciava qualcosa di molto più riuscito.

domenica 28 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - i vincitori

Svelati i vincitori della 70a edizione del Festival di Cannes. Se alla vigilia si diceva che non c'era un vero favorito, in realtà i premi hanno confermato le sensazioni dei giorni scorsi: hanno vinto i film che hanno colpito di più. E ci sembra anche giusto così.

La Palma d'oro è andata alla satira di The Square, di un felicissimo Ruben Östlund. Confermato il pronostico su Diane Kruger, vincitrice del premio come migliore attrice per il film In the Fade. Migliore attore Joaquin Phoenix per You Were Never Really Here, film ha ricevuto il maggiori numero di premi.
Il premio per la migliore regia è andato a Sofia Coppola per The Beguiled, è la seconda donna ad aver vinto questo premio nella storia.

Il Premio speciale del 70esimo Anniversario è stato consegnato a the Queen of Cannes, Nicole Kidman, straordinaria attrice che al festival era presente con quattro titoli e in tutti e quattro è stata eccezionale.

Ecco tutti i vincitori.

Palma d’Oro: The Square, di Ruben Östlund
Premio del 70esimo anniversario: Nicole Kidman
Grand Prix: (BPM) Beats Per Minute di Robin Campillo
Miglior regista: Sofia Coppola, The Beguiled
Miglior attore: Joaquin Phoenix, You Were Never Really Here di Lynne Ramsay
Migliore attrice: Diane Kruger, In the Fade, di Fatih Akin
Premio della Giuria: Loveless, di Andrey Zvyagintsev
Sceneggiatura: The Killing of a Sacred Deer di Yorgos Lanthimos e You Were Never Really Here di Lynne Ramsay
Camera d’Or al miglior primo film: “Jeunne Femme/Montparnasse Bienvenue,” di Leonor Serraille
Short Film Palme d’Or: “Xiao Cheng Er Yue (A Gentle Night),” di Qiu Yang
Queer Palm (Feature): “BPM (Beats Per Minute),” Robin Campillo
Queer Palm (Short): “Islands,” Yann Gonzalez

sabato 27 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 11... domani la cerimonia di chiusura

Nell'ultimo giorno di Concorso sbarca a Cannes Joaquin Phoenix, mentre Fuori Concorso arriva Roman Polanski.

Ultimo film in Concorso, si tratta di You Were Never Really Here della regista scozzese Lynne Ramsay, che vede come protagonista un intenso Joaquin Phoenix.

Il film racconta la storia di Joe (Phoenix), un uomo che ha avuto una vita difficile e che vive con l'anziana madre che ama teneramente. Joe però è anche un mercenario sanguinario, considerato una macchina da guerra da chi lo ingaggia e che è solito uccidere le sue vittime a colpi di martello. L'uomo viene ingaggiato per liberare una ragazzina da un giro di prostituzione minorile legato a degli intoccabili politici, inizierà così un violento viaggio notturno nella mente di un serial killer dalla vita "normale".

Arrivato a Cannes ancora incompleto, tanto che alla fine non erano presenti i titoli di coda, il film ha diviso la critica, tra chi l'ha trovato noioso, chi morboso per i litri di sangue versati, e chi invece l'ha paragonato a Taxi Driver, e che si sono ritrovati solo negli elogi alla performance di Joaquin Phoenix.

"Folle e narcotizzante, come il libro da cui proviene", così l'ha decritto la regista Lynne Ramsay che non ha avuto dubbi sulla scelta del protagonista, "Ho pensato subito a Joaquim Phoenix. Anzi, avevo la sua foto sul computer mentre scrivevo".
Riguardo il paragone con Taxi Driver, è proprio Joaquin Phoenix a tirarlo in ballo e ad allontanarlo da questo film. "'Taxi Driver' è un film magnifico, uno di quelli che hanno fatto di me un attore", ha detto l'attore, "ma in effetti non ci ho pensato mentre giravo, non ci sono riferimenti coscienti a quello o altri modelli, credo che questo sia un film molto originale, non un film hollywoodiano".
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Annunciato all'ultimo nella lista di film del festival, è stato presentato oggi Fuori Concorso il nuovo film di Roman Polanski, D'après une Histoire Vraie (Based on a True Story), con Emmanuelle Seigner e Eva Green protagoniste.

Ispirato al romanzo di Delphine de Vigan, e con una sceneggiatura scritta da Olivier Assayas, il film vede al centro della storia una scrittrice di successo (Seigner) in piena crisi creativa e reduce dal successo di un libro dedicato alla vita di sua madre. La donna è tormentata da lettere anonime che la accusano di aver dato in pasto al pubblico la sua vita privata e proprio in questo momento di grande crisi incontra una giovane donna (Eva Green), che si fa chiamare solo "Elle" (Lei), bella, intrigante, seducente e intelligente, fa la la ghostwriter e sembra capirla meglio di chiunque altro. Ma piano piano che la donna si fa largo sempre di più nella vita della scrittrice, i dubbi su di lei aumentano.

L'dea del film è nata proprio grazie a Emmanuelle Seigner, moglie di Polanski. "Leggendo il libro ho pensato ai primi film di Roman, 'L’inquilino del terzo piano', 'Repulsione', gli ho regalato il libro e infatti gli è piaciuto", ha raccontato l'attrice.
Il film parla dell'ossessione del pubblico per "le storie vere" (non a caso il titolo è "Tratto da una storia vera"), per la realtà, un concetto molto ambiguo secondo il regista. "La ragione di questa ossessione risiede nel bombardamento elettronico che viviamo, circondati da troppe immagini cui noi ci appoggiamo in cerca di verità", ha dichiarato Polanski, "ma è tutta un'illusione dal momento che la realtà ormai si può manipolare. La formula 'tratto da una storia vera' non ha più alcun significato".
Sulla scelta del cast, Polanski non ha avuto dubbi sullo scegliere Eva Green per il ruolo di Elle. "Non appena ho deciso di fare il film ho pensato subito a Eva per il ruolo di Elle", ha raccontato il regista, "L’avevo vista in 'Sin City' e mi aveva colpito molto il suo personaggio, un condensato di fascino e ironia". Mentre per Emmanuelle Seigner (è la quinta collaborazione tra i due) è stato ancora più semplice... visto che ce l'ha in casa. "Mi chiedono spesso se è difficile girare un film con la propria moglie, ma non lo è", ha detto il regista, "La cosa difficile è tornare a casa e fare il marito. Quando rincaso dopo una giornata intensa sul set vorrei solo distrarmi, dimenticare la lavorazione mentre Emmanuelle vorrebbe parlare ancora del film, questa è l’unica difficoltà".

Entusiasmo da parte di Eva Green, che non ci ha pensato due secondi prima di accettare l'offerta di Polanski. "Come si fa a rifiutare una proposta che arriva da Roman? E’ uno dei migliori registi al mondo", ha detto l'attrice durante la conferenza stampa, "E poi avevo a disposizione un personaggio fantastico, una donna bizzarra e nello stesso tempo vera, cosa che mi piaceva. E’ difficile capirla fino in fondo, per tutto il film ti domandi se esista sul serio oppure no, e una simile ambiguità è stata per me una sfida e mi ha permesso di dare sostanza al personaggio".

Il film è stato bene, ha ricevuto buone critiche, ma senza particolare entusiasmo.

venerdì 26 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 10

Il festival si avvia alla conclusione, e così il Concorso. Presentato oggi il nuovo film di Fatih Akin, In The Fade (titolo originale Aus Dem Nichts).

Con questo film il regista tedesco di origini turche - quarta volta al festival dove ha già vinto un premio nel 2007 - porta in Concorso fatti di strettissima attualità: gli attacchi terroristici. Un tema che, visti i recenti fatti di cronaca, la strage di Manchester e la tensione al festival con i serrati controlli di sicurezza, ha fatto discutere molto la critica.

Il film racconta il dramma di una donna, Katja (Diane Kruger), tedesca e sposata con un turco dalla fedina penale non proprio immacolata, che vede la propria vita stravolta e sgretolata dopo che il marito e il figlio vengono brutalmente uccisi da una bomba, un attacco terroristico di stampo xenofobo fatto da un gruppo di neonazisti. Katja sprofonda nel dolore in attesa di giustizia, poi si affida alla vendetta.

Il film è ispirato a fatti reali accaduti in Germania tra il 2000 e il 2007, quando un gruppo neonazista mise in atto una serie di omicidi di stampo razzista e xenofobo. "Il vero scandalo non furono tanto le morti", ha dichiarato Fatih Akin, "ma il fatto che per anni polizia, stampa e opinione pubblica diedero la colpa ai turchi, che erano le vittime, insinuando il sospetto che gli attentati fossero un regolamento di conti per traffici di droga o fatti criminali nella comunità degli immigrati". Le ragioni politiche nel film rimangono sullo sfondo, al centro del film c'è una donna e gli omicidi. "Non importa chi sono i terroristi, conta la perdita e quello che scatena a livello umano", ha spiegato Akin.

Protagonista una intensa Diane Kruger, che ne film recita nella sua lingua madre, il tedesco, cosa che fino ad oggi aveva fatto solo in alcune scene di Bastardi Senza Gloria di Tarantino, e che evidentemente l'ha aiutata visto che è molto convincente nel ruolo, tanto che molti la danno come favorita per la vittoria del premio per la migliore interpretazione femminile. "Era un ruolo che mi faceva molta paura, proprio perché raccontava un atto di terrorismo in un momento in cui viviamo l'orrore del terrorismo tutti i giorni", ha dichiarato l'attrice, "Le notizie sono piene di cifre di morti e feriti ma non raccontiamo mai le storie di chi resta. Interpretando Katja ho cercato di fare con lei un viaggio per raccontare come si può vivere il dolore di una perdita così e soprattutto l'ingiustizia. Ho avuto la fortuna di poter girare il film in ordine cronologico e così ho avuto l'impressione di crescere con lei. Fatih Akin, che è un regista che ammiro e che con il suo cinema ha segnato la mia adolescenza, mi ha chiesto di buttarmi nel vuoto con gli occhi chiusi e io l'ho fatto".
Diane Kruger e Fatih Akin si sono incontrati per la prima volta proprio a Cannes qualche anno fa e grazie a quell'incontro il regista l'ha scelta come protagonista. "Ci siamo conosciuti a un party sulla spiaggia e Diane mi ha confessato che avrebbe voluto lavorare con me", ha raccontato Akin, "Quando scrivendo la storia ho capito che cercavo una protagonista bionda e ariana mi sono ricordato di lei. E’ un’attrice molto intelligente, curiosa e intuitiva".
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Presentato in Concorso anche il nuovo film di François OzonL'Amant Double. Sesta partecipazione al festival per il regista che stavolta presenta un thriller erotico ispirato al romanzo breve di Joyce Carol Oates. Protagonisti Jérémie Renier e Marine Vacth. Nel cast anche Jacqueline Bisset.

Il film racconta di Chloe, una ragazza depressa che si innamora del suo psicanalista. I due vanno a vivere insieme ma presto Chloe scoprirà che il suo amante nasconde una parte della sua personalità e un fratello gemello.

Prova impegnativa e molto fisica per i due attori, soprattutto per Marine Vacth, a causa delle numerose scene di sesso (anche se l'attrice era già stata protagonista di un film abbastanza esplicito come Giovane e Bella). Per il film il regista ha dichiarato di essersi ispirato ai grandi del Cinema che in passato hanno padroneggiato il genere, come Hitchcock e De Palma. "E’ un thriller erotico e per questo i miei riferimenti cinematografici non potevano che essere Hitchcock e Brian De Palma", ha dichiarato François Ozon, "In particolar modo amo il modo in cui quest’ultimo sappia decostruire il genere thriller. E' interessante giocare con l’immaginazione, con quello che può essere vero o falso, così che lo stesso spettatore si chieda sempre cosa stia vedendo. Io adoro lavorare con questi temi ed è quello che vedete rappresentato nel mio film".

Pirati dei Caraibi: la Vendetta di Salazar - la recensione

Dopo il quarto capitolo, diretto da Rob Marshall e rivelatosi una cocente delusione, era complicato approcciarsi a questo nuovo film della fortunata saga piratesca senza ansie e paure di sorta.
Se il trailer sembrava aver tranquillizzato molti, è anche vero che spesso i trailer ingannano e che la paura che la saga fosse ormai morta era tanta.

Ci pensa però l'incipit di questo nuovo film a spazzare via ogni dubbio: l'Olandese Volante emerge dal mare accompagnata dal classico tema scritto da Hans Zimmer (e qui ripresa da Geoff Zanelli) e un Will Turner ormai sempre più simile a Davy Jones parla con suo figlio Henry di maledizioni da spezzare e di Jack Sparrow.
Ci si sente improvvisamente meglio, la sensazione è quella che si provava nei primi tre capitoli, ma è ancora presto per cantare vittoria, una voce nella testa ci dice di stare allerta.
Vengono introdotti due nuovi personaggi: Henry Turner, figlio di Will Turner, e Carina Smith, una ragazza studiosa di astronomia e per questo accusata di essere una strega. I nuovi sembrano freschi e in sintonia, colpiscono già da subito al contrario di quanto avvenuto con i dimenticabili prete e sirena del film precedente. Si intravede un altro spiraglio di speranza e il tempo inizia a passare più velocemente, ma si continua a essere cauti, ad avere paura.

E poi, improvvisamente, con un'introduzione assurda, sopra le righe e divertentissima, sulla scena compare Jack Sparrow.
Johnny Depp è evidentemente nato per interpretare questo ruolo (tanto da non riuscire più a uscirne in moltissimi altri ruoli della sua carriera, che sembra comunque in ripresa) e vi si trova a suo agio come se non dovesse nemmeno recitare. Lui si diverte e si vede, ma la cosa più importante è che fa divertire lo spettatore, in una scena che riprende in più punti il primo, indimenticabile, film della saga e in quel momento, mentre Jack ubriaco e inseguito da guardie armate, la voce nella testa tace e ci si rilassa del tutto.

Jack Sparrow è indubbiamente l'anima del franchise, ma il contorno è altrettanto importante e a fare davvero la differenza rispetto al precedente film è il cattivo interpretato da Javier Bardem: Salazar è un personaggio carismatico e inquietante, visivamente particolare, un po' Davy Jones un po' Barbossa, e funziona alla perfezione all'interno della storia e della ricerca dell'oggetto magico che non manca mai in questa saga, nel caso specifico il Tridente di Poseidone.
E a proposito di Barbossa (un sempre magnifico Geoffrey Rush), non manca di certo il suo personaggio ed è davvero interessante la sua storyline e il suo approfondimento, un personaggio sempre al limite, cattivo ma mai del tutto, unico che riesce a essere alla pari di Depp e del suo Sparrow.
Un film che scava nel passato: nel passato di Barbossa, ma soprattutto in quello di Jack (ancora una volta assistiamo all'incredibile ringiovanimento di un attore grazia alla CGI), in cui Salazar ha avuto un ruolo passeggero ma fondamentale nel fare di lui ciò che è oggi, dai pendagli al cappello e soprattutto alla sua famosa bussola, è tutto iniziato con Salazar.
Il richiamo alle origini è fortissimo e si percepisce in ogni scena, ma quando la Perla Nera compare sullo schermo, accompagnata dal tema principale, non si può fare a meno di sentire un brivido.
Ma non è solo nostalgia, è qualcosa di diverso, un ritorno alle origini come temi, la chiusura di un cerchio (il finale in questo è esplicativo e commovente, se si è fan della prima ora sarà difficile non versare nemmeno una lacrima) e un nuovo inizio, evidentemente nella speranza di dare vita a una nuova trilogia, come suggerisce il cliffhanger contenuto nella scena post-credits.

Alla fine ci si sente sollevati e divertiti, forse commossi e scombussolati. Certo, non c'è quel senso di meraviglia che accompagnava la visione de La Maledizione della Prima Luna, che probabilmente sarà irripetibile, anche perché era totalmente nuovo e inaspettato, ma sicuramente la sensazione di riaver avuto indietro qualcosa di familiare a amato che ci era stato tolto.
Tranquilli, si può far finta che il quarto film della saga non sia mai esistito (d'altronde lo fanno anche Ronning e Sandberg, i due registi norvegesi di questo film) e godersi La Vendetta di Salazar, che è divertentissimo. Per fortuna.

Chiara

giovedì 25 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 9

Si entra nella fase conclusiva del festival, oggi è il giorno di Robert Pattinson, che torna a Cannes in Concorso con il film Good Time, dei fratelli Safdie.

Il film racconta la storia di Constantine "Connie" Nickas, che quando il fratello viene arrestato per una rapina andata male, si immerge nel sottobosco criminale di New York per cercare di tirarlo fuori dal carcere. Inizia così una corsa contro il tempo in una lunga notte in cui la vita di Connie e quella del fratello saranno appese a un filo.

Un film a basso budget girato in stile "guerrilla" da due registi indipendenti a cui Robert Pattinson ha detto subito sì. "Appena ho conosciuto Josh e Benny ho pensato subito: voglio assolutamente lavorare con questi artisti, e poi adoro girare in mezzo alle gente, per le strade", ha dichiarato l'attore in conferenza stampa, "Per prepararmi ho trascorso due mesi da Josh a New York. L'idea che il film venisse girato in stile 'guerrilla' mi attraeva e nello stesso tempo mi preoccupava, temevo di essere assediato dai paparazzi, così ho cercato di diventare un fantasma, di scomparire letteralmente nel personaggio. Non era semplice, per fortuna pochi si sono accorti di noi, ed era strano, perché giravamo in luoghi pubblici affollati e io avevo la macchina da presa costantemente incollata al viso ed era impossibile non notarmi".
I due registi hanno lavorato molto sulla caratterizzazione dei personaggi, andando davvero molto in profondità. "Tutti i nostri film partono dai protagonisti", ha spiegato Josh Safdie, "Questa volta abbiamo buttato giù una biografia dettagliata per ogni singolo personaggio. Per noi è sempre stata una specie di ossessione, di solito ci capita di immaginare cosa possa aver fatto questo o quell'altro personaggio quando aveva 12 o 13 anni".
Ad interpretare il fratello di Robert Pattinson è stato uno dei due registi, Benny Safdie. "Al principio non interpretarlo, ho cominciato a fare dei provini in cui mi fingevo un avvocato che parlava con Nick, poi ho provato a mettermi al posto di Nick e mi sono accorto che le cose non andavano male", ha raccontato il regista/attore, "Ho lavorato sul suo modo di parlare e ho fatto in modo che la mia personalità non lo travolgesse mai. Con Robert, poi, abbiamo cominciato a scriverci delle lettere, fingendoci io il fratello in prigione e lui il fratello libero. Questo ci ha aiutato a costruire un rapporto fra i nostri personaggi".
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Oggi doveva essere anche il giorno dell'evento legato a Twin Peaks, la presentazione di quattro episodi della nuova attesissima stagione della serie di David Lynch, ma qualcosa è andato storto. Tre giorni fa infatti Sky Atlantic e Shotime hanno mandato in onda i primi episodi, rovinando di fatto l'effetto sorpresa. Nelle sale della stampa si sono viste scene insolite per un festival, cioè addetti ai lavori che hanno dovuto "ripiegare" sulla pirateria per riuscire a vedere le puntate. A questo punto, senza effetto sorpresa, l'evento è un po' meno "evento", a cui bisogna aggiungere il fatto che Lynch (almeno per il momento) ha deciso di non tenere nessun incontro con la stampa.
Non si è capito cosa è andato storto, c'è chi parla di malinteso, chi di mossa di marketing da parte di Showtime. Stasera comunque il cast sarà sul red carpet.