lunedì 19 settembre 2016

Emmy 2016 - i vincitori

Si sono tenuti nella notte i 68esimi Emmy Awards, gli Oscar della tv. Tante conferme e qualche sorpresa tra i premiati, soprattutto nelle categorie degli attori.

Il Trono di Spade e Veep ancora premiati come migliore serie drammatica e migliore comedy. Grande risultato anche per la miniserie American Crime Story: Il caso O.J. Simpson.
Da segnalare come Il Trono di Spade, che si è portato a casa 12 premi, sia diventato lo show più premiato della storia degli Emmy con 38 premi vinti in totale tra il 2011 e il 2016. Con altre due stagioni da fare, è probabile che lo show incrementi ancora il proprio record.

Infinita Maggie Smith invece, che a 81 anni si è portata a casa per la terza volta il premio come migliore attrice non protagonista in un drama.

Ecco l'elenco dei vincitori.

DRAMA
Better Call Saul
Downton Abbey
Homeland
House of Cards
Il Trono di Spade
Mr. Robot
The Americans

COMEDY
Black-ish
Master of None
Modern Family
Silicon Valley
Transparent
Unbreakable Kimmy Schmidt
Veep

ATTORE PROTAGONISTA IN UN DRAMA
Kyle Chandler, Bloodlines
Rami Malek, Mr. Robot
Bob Odenkirk, Better Call Saul
Matthew Rhys, The Americans
Liev Schreiber, Ray Donovan
Kevin Spacey, House of Cards

ATTRICE PROTAGONISTA IN UN DRAMA
Claire Danes, Homeland
Viola Davis, Le regole del delitto perfetto
Taraji P. Henson, Empire
Tatiana Maslany, Orphan Black
Keri Russell, The Americans
Robin Wright, House of Cards

ATTORE PROTAGONISTA IN UNA COMEDY
Anthony Anderson, Black-ish
Aziz Ansari, Masters of None
Will Forte, The Last Man on Earth
William H. Macy, Shameless
Thomas Middleditch, Silicon Valley
Jeffrey Tambor, Transparent

ATTRICE PROTAGONISTA IN UNA COMEDY
Ellie Kemper, Unbreakable Kimmy Schmidt
Julia Louis-Dreyfus, Veep
Laurie Metcalfe, Getting On
Tracee Ellis Ross, Black-ish
Amy Schumer, Inside Amy Schumer
Lily Tomlin, Grace and Frankie

ATTORE NON PROTAGONISTA IN UN DRAMA
Jonathan Banks, Better Call Saul
Peter Dinklage, Il Trono di Spade
Kit Harington, Il Trono di Spade
Michael Kelly, House of Cards
Ben Mendelsohn, Bloodline
Jon Voight, Ray Donovan

ATTRICE NON PROTAGONISTA IN UN DRAMA
Emilia Clarke, Il Trono di Spade
Lena Headey, Il Trono di Spade
Maggie Smith, Downton Abbey
Maura Tierney, The Affair
Maisie Williams, Il Trono di Spade
Constance Zimmer, UnREAL

ATTORE NON PROTAGONISTA IN UNA COMEDY
Louie Anderson, Baskets
Andre Braugher, Brooklyn Nine-Nine
Tituss Burgess, Unbreakable Kimmy Schmidt
Ty Burrell, Modern Family
Tony Hale, Veep
Keegan-Michael Key, Key & Peele

ATTRICE NON PROTAGONISTA IN UNA COMEDY
Anna Chlumsky, Veep
Gaby Hoffmann, Transparent
Allison Janney, Mom
Judith Light, Transparent
Niecy Nash, Getting On
Kate McKinnon, Saturday Night Live

MINISERIE
American Crime
American Crime Story: Il caso O.J. Simpson
Fargo
The Night Manager
Roots

FILM TV
A Very Murray Christmas
All The Way
Confirmation
Luther
Sherlock: L'abominevole sposa

ATTORE PROTAGONISTA IN UNA MINISERIE O FILM TV
Bryan Cranston, All The Way
Benedict Cumberbatch, Sherlock: L'abominevole sposa
Ibris Alba, Luther
Cuba Gooding Jr, American Crime Story: Il caso O.J. Simpson
Tom Hiddleston, The Night Manager
Courtney B. Vance, American Crime Story: Il caso O.J. Simpson

ATTRICE PROTAGONISTA IN UNA MINISERIE O FILM TV
Kristen Dunst, Fargo
Felicity Huffman, American Crime
Audra McDonald, Billie Holiday: Lady Day at Emerson's Bar & Grill
Sarah Paulson, American Crime Story: Il caso O.J. Simpson
Lili Taylor, American Crime
Kerry Washington, Confirmation

ATTORE NON PROTAGONISTA IN UNA MINISERIE O FILM TV
Sterling K. Brown, American Crime Story: Il caso O.J. Simpson
Hugh Laurie, The Night Manager
Jesse Plemons, Fargo
David Schwimmer, American Crime Story: Il caso O.J. Simpson
John Travolta, American Crime Story: Il caso O.J. Simpson
Bokeem Woodbine, Fargo

ATTRICE NON PROTAGONISTA IN UNA MINISERIE O FILM TV
Kathy Bates, American Horror Story: Hotel
Olivia Colman, The Night Manager
Regina King, American Crime
Melissa Leo, All The Way
Sarah Paulson, American Horror Story: Hotel
Jean Smart, Fargo

REGIA PER UN DRAMA
Jack Bender, Il Trono di Spade - The Door
Michael Engler, Downton Abbey - Episode 9
Lesli Linka Glatter, Homeland - The Tradition of Hospitality
David Hollander, Ray Donovan - Exsuscito
Miguel Sapochnik, Il Trono di Spade - Battle of the Bastards
Steven Soderbergh, The Knick - This Is All We Are

REGIA PER UNA COMEDY
Chris Addison, Veep - Morning After
Alec Berg, Silicon Valley - Daily Active Users
Aziz Ansari, Master of None - Parents
Mike Judge, Silicon Valley - Founder Friendly
Dave Mandel, Veep - Kissing Your Sister
Jill Soloway, Transparent - Man on the Land
Dale Stern, Veep - Mother

REGIA PER UNA MINISERIE, FILM TV O SPECIALE DRAMMATICO
Susanne Bier, The Night Manager
Noah Hawley, Fargo - Before the Law
Anthony Hemingway, American Crime Story: Il caso O.J. Simpson - Manna From Heaven
Ryan Murphy, American Crime Story: Il caso O.J. Simpson - From the Ashes of Tragedy
Jay Roach, All The Way
John Singleton, American Crime Story: Il caso O.J. Simpson - The Race Card

SCENEGGIATURA PER UN DRAMA
David Benioff & D.B. Weiss, Il Trono di Spade - Battle of the Bastards
Julian Fellowes, Downton Abbey - Episode 8
Joel Fields & Joe Weisberg, The Americans - Persona Non Grata
Sam Esmail, Mr. Robot - eps1.0_hellofriend.mov (Pilot)
Robert King & Michelle King, The Good Wife - End
Marti Noxon & Sarah Gertrude Shapiro, UnREAL - Return

SCENEGGIATURA PER UNA COMEDY
Aziz Ansari & Alan Yang, Master of None - Parents
Alec Berg, Silicon Valley - The Uptick
Rob Delaney & Sharon Horgan, Catastrophe - Episode 1
Alex Gregory & Peter Huyck, Veep - Mother
David Mandel, Veep - Morning After
Dan O'Keefe, Silicon Valley - Founder Friendly

SCENEGGIATURA PER MINISERIE, FILM TV O SPECIALE DRAMMATICO
Scott Alexander & Larry Karaszewski, American Crime Story: Il caso O.J. Simpson - From the Ashes of Tragedy
Joe Robert Cole, American Crime Story: Il caso O.J. Simpson - The Race Card
Bob DeLaurentis, Fargo - Loplop
D.V. DeVincentis, American Crime Story: Il caso O.J. Simpson - Marcia, Marcia, Marcia
David Farr, The Night Manager
Noah Hawley, Fargo - Palindrome

Tutti gli altri vincitori li trovate su sito degli Emmy.

Independence Day: Rigenerazione - la recensione

Nel 1996 la Terra fu pesantemente minacciata e distrutta da una invasione aliena. Un gruppo di spavaldi e motivati "eroi moderni"  riuscirono tuttavia a fronteggiare la violenta aggressione grazie al sangue freddo e a una buona dose di fortuna. Questo era Independence Day, cult firmato da Roland Emmerich che univa in maniera piuttosto ponderata l'intrattenimento, la spettacolarità e il genere sci-fi.

Venti anni dopo Emmerich torna sul luogo del delitto dirigendo Independence Day: Rigenerazione, sequel del film del '96 che riprende le fila della storia un ventennio dopo il nefasto 4 luglio raccontato nella prima pellicola.
Il Mondo ha sfruttato le conoscenze aliene lasciate dagli immondi invasori per rafforzare la protezione globale e unire i popoli del pianeta come non era mai avvenuto prima. Nonostante tutto però gli alieni sconfitti riescono a tornare sul nostro pianeta e mettere in atto una tremenda vendetta.

Independence Day: Rigenerazione è maldestro, frivolo e decisamente inconsistente. Fin dai primi minuti si avverte una forte sensazione di forzatura che si porta dietro per tutta l'opera fino agli inconcludenti minuti finali. Tutti i punti di forza che hanno fatto del primo capitolo un cult qui svaniscono immediatamente sotto gli occhi degli spettatori che, per circa 120 minuti, non possono far altro che accettare la natura puramente commerciale di questo forzatissimo sequel.

C'è poco da dire su un'operazione di questo genere. Emmerich ha affossato i suoi amati personaggi (comprese le giovani nuove leve, totalmente inconsistenti) a favore di una spettacolarità visiva figlia dei peggiori disaster movie visti fino ad ora sul grande schermo, per non parlare delle assurde dinamiche ingiustificate, figlie di una sceneggiatura svogliata e "inquietantemente" imbarazzante.

La gloria acquisita da Independence Day nel corso degli anni rimane confinata solo e soltanto nel disaster movie del 1996. Se questi sono i risultati, speriamo che non ci sia bisogno di un'altra “rigenerazione”.

Mat

domenica 18 settembre 2016

Alla Ricerca di Dory - la recensione

Quanto poteva essere azzardato fare il sequel di uno dei film d'animazione più amati e riusciti degli ultimi 20 anni? tantissimo, soprattutto se si considera l'impatto che Alla Ricerca di Nemo ha avuto sull'animazione degli anni duemila, una influenza paragonabile a quella di Toy Story negli anni '90. Ma la Pixar non si è lasciata spaventare e ha creato Alla Ricerca di Dory.

La storia è ambientata un anno dopo il viaggio per ritrovare il piccolo Nemo, Dory vive accanto a Marlin e Nemo ed è inserita nella comunità dei pesci dove tutti tollerano il suo problema di memoria. All'improvviso alcuni flash le riportano alla mente frammenti del suo passato, improvvisamente si ricorda dei suoi genitori. Dove sono? che fine hanno fatto? spinta dalla voglia di ricongiungersi con loro, e guidata da brevi e confusi ricordi, Dory si lancia in un'avventura per ritrovarli. Ad accompagnarla dall'altra parte dell'Oceano, ci saranno ovviamente Marlin e Nemo, un viaggio che li porterà fino in California, dentro l'istituto oceanografico.

La capacità della Pixar di inserire tematiche importanti e delicate in film solo all'apparenza per bambini non finirà mai di stupirci. In Alla Ricerca di Dory si parla di famiglia, di amicizia, e anche di handicap. Al centro della storia infatti c'è proprio il problema di Dory, la perdita di memoria che l'ha accompagnata fin da piccola (Dory in versione baby è adorabile!), che ha condizionato la sua vita, e il modo in cui gli altri, amici e genitori, si rapportano a questo problema per aiutarla e non farla sentire diversa. Tutto affrontato in modo intelligente, profondo ma leggero, e soprattutto divertente, perché Alla Ricerca di Dory è disseminato di gag e situazioni divertenti.

Se Dory dimostra di poter reggere benissimo tutto il film da protagonista, con Marlin e Nemo a fare da spalle, va sottolineato come i nuovi personaggi siano assolutamente riusciti: lo scorbutico polpo Hank, il personaggio tecnicamente più complesso che la Pixar abbia mai creato (118 settimane di lavorazione), che odia i bambini e vuole solo finire la sua esistenza in una vaschetta da solo, il beluga con un blocco psicosomatico, lo squalo balena miope, dei pigrissimi leoni marini, un volatile non particolarmente sveglio. Tutti personaggi ben delineati e ben inseriti nella storia. Impossibile non amarli.
Visivamente il film non offre spunti nuovi rispetto Alla Ricerca di Nemo, è il solito meraviglioso lavoro grafico della Pixar.

Alla Ricerca di Dory è un titolo che rimanda ovviamente al precedente Alla Ricerca di Nemo, ma se nel primo la ricerca era reale, fisica, in questo nuovo, splendido, film della Pixar la ricerca è dentro la testa e fra i ricordi di Dory, è lei stessa a cercarsi, a volte a perdersi, in un viaggio divertente ed emozionante.

Ennesimo grande film della Pixar, a cui rendiamo sempre grazie.


Nota sul doppiaggio italiano: tornano le voci originali, c'è una "estrema italianizzazione" della voce del parco oceanografico che ritorna anche nei dialoghi, fa un po' strano sentir i personaggi nominare Licia Colò, ma in generale nessuna "nota stonata". Doppiaggio più che buono.

PS: molto carino il corto Piper, prima del film. Semplice, delicato, tecnicamente straordinario.

mercoledì 14 settembre 2016

La Famiglia Fang - la recensione


Annie (Nicole Kidman) e Buster (Jason Bateman) Fang sono fratello e sorella che, per un bizzarro e sfortunato incidente, si ritrovano nella casa della loro infanzia, insieme ai genitori, due performance artist che, prima con i due figli ancora bambini e poi da soli, hanno scandalizzato e affascinato l’america con le loro esibizioni al limite fra il puro genio ed il grottesco. Quando però la loro automobile viene ritrovata sporca di sangue, Annie e Buster dovranno cercare di capire se la morte dei genitori per mano di un serial killer sia davvero quel che sembra o solo un’altra delle loro assurde performance
Dal romanzo omonimo di KevinWilson, con lo stesso Bateman in veste di regista e la Kidman come produttrice, La Famiglia Fang vuole raccontare con ironia dissacrante la famiglia e le sue contraddizioni, prendendo come esempio una famiglia sui generis, che fa della continua sfida alla società contemporanea il suo marchio di fabbrica. Annie e Buster sono due adulti mai realmente cresciuti, oppressi dalla figura ingombrante dei loro genitori, continuamente in dubbio su loro stessi e sulle loro reali capacità. Non a caso entrambi hanno una carriera fallita nello spettacolo, impossibilitati a staccarsi dai ruoli di Bambino A e B, una vera e propria spersonificazione operata nella loro infanzia da cui non è possibile prescindere.
Le riflessioni generate dal romanzo sono profonde ed interessanti ed è facile capire come mai la Kidman abbia tanto fortemente voluto i diritti per trarne un film, le potenzialità sono grandi, ma purtroppo la pellicola non riesce mai a essere davvero incisiva. Non si riesce mai davvero a entrare nella testa e nel cuore dei personaggi, nonostante entrambi i protagonisti (ma anche Chrostopher Walken e Maryann Plunkettnel ruolo dei genitori) diano una performance intensa e senza sbavature. Il ritmo è lento e si ha l’impressione continua di un qualcosa che stenta a decollare, finché la storia non si trascina alla fine senza mai uscire dalla noia.
Davvero un peccato, perché le potenzialità per un grandissimo dramma familiare c’erano tutte e sarebbe bastato un guizzo, una scintilla in più, per portare il film fuori dall’anonimato.

The Witch - la recensione

New England, primi anni del 1600. Un predicatore e la sua famiglia vengono allontanati dalla comunità a cui appartenevano per l'estremismo con cui applicavano la Parola di Dio, e si stabiliscono, quindi, in una radura isolata, circondata da un bosco. Le difficoltà dovute all'inverno imminente, una malattia del gran turco che ne distrugge il raccolto, e la nostalgia dell'Inghilterra che si fa strada sempre più intensa, vengono acuite dalla sparizione del figlio neonato. Questa tragedia innesca la scintilla dell'odio all'interno della famiglia, tra recriminazioni, paura, bugie e superstizione, in un circolo sempre più oscuro di follia collettiva e paura.

C'è una cura quasi maniacale dell'accuratezza storica, dietro al fascino potente di The Witch. Robert Eggers, regista e sceneggiatore, ha illuminato le scene solo con luce naturale e candele, come si sarebbe fatto all'epoca, in un'atmosfera cupa e profondamente vera, ha preteso che ogni costume fosse cucito a mano, che la casa fosse costruita con materiali e tecniche all'ora in uso, persino alcuni dei dialoghi sono riproposizioni di quanto si può leggere nei resoconti reali di un tempo. Si viene sbalzati con forza all'interno di una dinamica familiare già consolidata, di fronte a personaggi in divenire, a una tragedia apparentemente senza spiegazione che trova risposte solamente nella Fede o nella visione distorta che di essa ne hanno i personaggi.

E così la scomparsa di un bambino crea streghe, che siano quelle misteriose che si annidano
nell'oscurità di un bosco minaccioso e troppo vicino, o streghe tangibili tra le mura di casa, di una ragazza che sta scoprendo se stessa per la prima volta e che mostra nei segni della prima femminilità un'inquietudine mai provata prima.
La disperazione di una madre diventa così follia incontrollata, la Fede in Dio si distorce in superstizione e inquietante fanatismo, le insicurezze di una condizione precaria diventano accuse reciproche, finché il crudo realismo lascia il posto al dubbio che forse, che sia nascosto fra l'oscurità del bosco o fra le mura di una casa, il Male si annidi davvero in attesa di sferrare il suo attacco finale.

Con una tensione che non si spezza mai e una raffinatezza visiva rara, The Witch riesce a innalzarsi oltre l'horror, mettendo in scena la paranoia e l'esasperazione in maniera cruda ed estremamente efficace.

sabato 10 settembre 2016

Venezia 73 - ultimo giorno in attesa dei premi

Chiusura col botto alla 73a edizione del Festival di Venezia, grazie al western di Antoine Fuqua, I Magnifici 7.

Remake dell'omonimo film del 1960 diretto da John Sturges, considerato tra le pietre miliari del genere western, e che a sua volta era ispirato a un altro film mitico, I Sette Samurai di Akira Kurosawa.

Già presentato a Toronto, dove ha ricevuto un'accoglienza freddina e critiche non entusiasmanti, questa nuova versione de I Magnifici 7 firmata da Fuqua più che un vero western è puro intrattenimento, che ha strappato applausi divertiti all'anteprima stampa.

Il film racconta di sette fuorilegge che vengono assoldati dagli abitanti di una piccola cittadina per liberarsi del magnate Bartholomew Bogue. I "magnifici sette" si preparano così a una resa dei conti che andrà oltre il semplice denaro.

A differenza dell'originale, Fuqua ha resto il cast più vario, inserendo un attore nero (Denzel Washington), un nativo americano Comanche, e un asiatico (per rendere omaggio a I Sette Samurai probabilmente). Il regista ha inoltre dato una parte più consistente a un personaggio femminile, interpretato da Haley Bennett (che presto vedremo anche ne La Ragazza del Treno). Insomma, Antoine Fuqua ha cambiato alcuni elementi, ma la base del film è rimasta quella dell'originale. "Dare una rinfrescata era necessario, ma la storia resta quella originale, con il suo finale drammatico e il senso di sacrificio e redenzione", ha dichiarato il regista, "Forse si tratta di una visione più realistica dell'originale, perché le etnie nel 1874 erano miste. Il ‘West’ era ovunque finisse la frontiera, dove uomini e donne coraggiosi si spingevano con la pistola in mano ma in cerca di uguaglianza. [...] Essere un ‘samurai’ significa ‘servire’, quindi aiutare i deboli, difendere il bene e sacrificarsi e questo doveva assolutamente restare intatto. Ho rassicurato subito il produttore che sarebbero morte parecchie persone".

Quando si parla di western, anche quando si tratta di quello più americano, non si può comunque non parlare di Sergio Leone. "Ho una grande passione per il western, e penso che Sergio Leone sia stato il maestro che ha cambiato le regole di questo genere", ha dichiarato Fuqua, "ha cambiato il nostro immaginario del West, con personaggi più duri, sporchi e cattivi. Per me è stato una grande ispirazione". Stesso pensiero per Chris Pratt, che ha ammesso di essersi avvicinato al genere da pochi anni e grazie soprattutto a Sergio Leone. "Naturalmente non posso pensare al western senza nominare il vostro Sergio Leone. E’ stato un rivoluzionario. Non c'erano più i buoni e i cattivi. I cattivi erano i buoni e magari nemmeno avevano un nome. E’ stato lì che mi sono appassionato al genere ed è bello che questo abbia coinciso con la possibilità di esserne parte", ha dichiarato Chris Pratt, che poi ha paragonando il suo lavoro in questo film con quello in Jurassic World: "Ho imparato ad andare a cavallo e mi sono preso i miei tempi. E’ molto più difficile che con i dinosauri in cgi!"
Una lavorazione faticosa ma piacevole, come ha ricordato Denzel Washington: "E' stato anche molto divertente. Da bambino non vedevo molti western, i miei erano molto religiosi, non ci era permesso andare al cinema, vedevamo solo 'I Dieci Comandamenti' o 'Il Re dei Re', ma giocavo con gli amici a "cowboy e indiani", e ora essere un cavaliere nero con un vestito nero con un cappello nero su un cavallo nero realizza un po' il mio sogno di bambino. E poi ci hanno pagati!". Sul film invece l'attore premio Oscar ha dichiarato: "Non serve nemmeno spiegare troppo la backstory dei personaggi. Come in 'Man on fire', sai solo che Dio ha motivo di non perdonare i protagonisti".

Un ultimo pensiero del regista per James Horner, che ha curato le musiche del film ed è scomparso prima della fine delle riprese. "La colonna sonora di James ha dato molto al film. Ha composto sette canzoni prima di morire, e basate solo sul copione e su poche conversazioni che avevamo avuto", ha raccontato Fuqua, "Quando parlavo con lui, non parlavamo di musica ma della storia del film. Era un uomo magico, io lo ricordo così".

Il film sarà nelle sale dal 29 settembre.

venerdì 9 settembre 2016

Venezia 73 - giorno 10

Giornata segnata dallo stile di Emir Kusturica, che porta al Lido il suo ultimo film, On the Milky Road. Con Monica Bellucci.

Ambientata durante la guerra dei Balcani, il film racconta la storia tra due persone che non hanno più nulla da perdere, un lattaio (Kusturica) che ogni giorno attraversa il fronte per portare il latte alla sua guarnigione, e una compaesana disinibita che vorrebbe sposarlo. I sogni della donna però si infrangono quando arriva nel paese una misteriosa italiana.

Un film in pieno stile Kusturica, selvaggio (pieno di animali in situazioni particolari, tipo le oche che fanno il bagno nel sangue di maiale), e pieno di musica balcanica. Il film è ispirato a un cortometraggio, intitolato Our Life, scritto dalla figlia del regista.

"Volevo parlare della guerra e del trauma bellico da un punto di vista particolare. Il periodo più drammatico per molte persone è proprio quello che comincia a guerra finita", ha dichiarato Kusturica, ma oltre alla guerra c'è anche la storia d'amore, che il regista descrive come "un Jules et Jim al contrario, adatto a un uomo come me, che ha una personalità molto femminile".

Kusturica ha rivelato di aver fortemente voluto Monica Bellucci nel cast: "Volevo Monica a tutti i costi e la storia ruota attorno a lei". Per la Bellucci è stata un'esperienza piuttosto difficile, l'attrice ha dovuto mettersi alla prova sia fisicamente - nel film ci sono accesi litigi, inseguimenti e una scena di volo - ma anche come attrice, visto che ha dovuto recitare in serbo. "Il mio ruolo è quello di una donna completa, femminile, dolce, materna ma che al momento dell'azione non ha scrupoli", ha spiegato la Bellucci alla stampa, "Uno dei ruoli più maturi che abbia mai interpretato. Racconta l'amore, la sessualità e la sensualità al di là di ogni regola, mostrando due persone non più giovani che hanno vissuto tutto nella vita e che, proprio quando non si aspettano più niente, sperimentano qualcosa di magico".
Nel film il personaggio di Monica Bellucci pronuncia una battuta che sembra scritta proprio per lei: "La bellezza mi ha creato solo problemi". Concetto con cui l'attrice concorda ma solo in parte, affrontando il tema con grande serenità. "E' vero. La bellezza è un'arma a doppio taglio, produce curiosità ma anche violenza, quindi bisogna saperla gestire, anche se io la vedo più come un regalo che come un maledizione... e poi basta saper aspettare un po' e passa", ha dichiarato l'attrice.

Riguardo al film, e alla sua faticosa lavorazione, Kusturica rivendica questo realismo: "Il cinema odierno spesso non si prende il tempo necessario, noi abbiamo trascorso tre anni e mezzo in un luogo anche impervio, a contatto con la natura, c'è stata anche una terribile alluvione, la peggiore degli ultimi cent'anni. Ci siamo mossi a un ritmo diverso rispetto all'industria. Fare un film di corsa non garantirebbe questi risultati".

Accoglienza un po' incerta da parte della stampa, il film non ha entusiasmato. In Italia uscirà con il titolo Sulla Via Lattea.

giovedì 8 settembre 2016

Venezia 73 - giorno 9

Dopo il successo di Jackie, è ancora Natalie Portman la protagonista del giornata di oggi, stavolta Fuori Concorso con il film Planetarium. Al suo fianco una figlia d'arte, Lily-Rose Depp.

Diretto dalla regista Rebecca Zlotowski, il film è ambientato negli anni '30 e racconta di due sorelle americane, Laura e Kate Barlow, che praticano sedute spiritiche. Durante il tour europeo, nella tappa parigina, le due sorelle incontrano un ricco e controverso produttore cinematografico. Il produttore, molto scettico, si sottopone a una seduta privata con le due donne rimanendo molto scioccato da quello che vede. Colpito dalle loro capacità, il produttore gli fa firmare un contratto al fine di girare un vero film di fantasmi. Ma Laura capisce che le vere intenzioni del produttore sono ben altre, e nascondono un segreto.

"Ho voluto raccontare un mondo immaginario per descrivere il reale. Ho lavorato su spiritismo, ipnosi e spiritualismo. Mi sembrava che la connessione tra cinema e aldilà fosse estremamente vicina", ha spiegato la regista alla stampa, che poi ha rivelato di aver preso spunto dalla storia delle sorelle Fox, tre sorelle americane famose medium dell'800. In particolare ad ispirare la Zlotowski è stato un episodio preciso. "Un episodio poco conosciuto ma che mi ha affascinato", ha raccontato la regista, "Quando un ricco banchiere ha assunto per un anno una delle sorelle per incarnare lo spirito della moglie morta. E’ stato un punto di partenza da thriller, fortemente hitchcockiano. La corrispondenza tra questi temi e il cinema mi sembrava potesse funzionare perfettamente. Fantasmi, spettri, scenografie... solo che il mondo del cinema mi è parso cento volte più intimo di quello della finanza rispetto al tema dello spiritismo".

Figlia d'arte e da poco affacciatasi nel mondo del cinema (che comunque ha sempre frequentato), Lily-Rose Depp ha dichiarato di essersi sentita molto vicina al suo personaggio: "Molti dei tratti della personalità di Kate risuonavano in me. Ho un lato gioioso, solare, ma ho anche, come lei, un lato più chiuso, nel mio mondo. Lei non è sulla terra al cento per cento, ha un lato fluttuante tra la vita e la morte. Interpretare una medium mi ispirava, è forte. Nemmeno io sono completamente razionale, amo l'idea che alcuni spiriti restino con noi dopo la loro morte".
Un film diretto da una donna che vede come protagoniste due attrici, non si vede spesso. "Non credo ad una visione femminile in regia", ha dichiarato Natalie Portman che ha debuttato alla regia con il film A Tale of Love and Darkness, "sono convinta che ogni regista - uomo o donna che sia - abbia visioni sempre diverse. E Rebecca ha uno sguardo sicuramente unico, anche a livello produttivo di costumi, scenografie, riprese. L’unica differenza almeno negli Stati Uniti tra registi uomini e regista donne è che le donne hanno meno accesso alla macchina da presa. Eppure questa storia ha sicuramente un punto di vista femminile ed è una grande gioia quando si può lavorare con altre donne sul set e non si è l’unica circondata da uomini".

Planetarium è stato accolto in modo freddo dalla stampa e i primi commenti non sono stati particolarmente positivi.

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Presentato in Concorso il film italiano Questi Giorni, di Giuseppe Piccioni, con Margherita Buy, Filippo Timi, Sergio Rubini, e quattro giovani attrici, Maria Roveran, Marta Gastini, Laura Adriani e Caterina Le Caselle, vere protagoniste del film.

Un road movie di formazione, con quattro amiche che decidono di accompagnare una di loro a Belgrado, dove ha trovato lavoro. Durante il viaggio s'intrecciano confessioni, esperienze, flirt, malattie, una gravidanza, e tanti segreti, mentre a casa gli adulti si preoccupano, non solo per loro ma soprattutto di se stessi e di restare giovani.

A descrivere il film in modo breve e conciso ci pensa Filippo Timi: "Questi giorni è Sex and the City più Piccole Donne". Il film però non ha avuto una buona accoglienza da parte della stampa che in gran parte l'ha stroncato.

Il film sarà nelle sale dal 15 settembre.

Buon compleanno Star Trek: 50 anni di esplorazione della società umana

L’ 8 Settembre 1966 andava per la prima volta in onda, sugli schermi di un'America in piena Guerra fredda, il primo episodio di Star Trek. La serie classica fu un’incredibile sfida, non solo perché era una serie di fantascienza in un mondo dove la fantascienza era tutt'altro che un genere di successo, ma perché si prefissava di usare la fantascienza per parlare del mondo e della società, per sognare un futuro migliore, per far vedere che un americano, un russo, un giapponese, una donna di colore e un alieno potevano interagire tra loro, lavorare insieme, essere amici.

Sembra facile ora che Star Trek è un successo mondiale, con migliaia di appassionati e fan in giro per il mondo, un film uscito da poco e una nuova serie tv in cantiere, ma all'epoca Gene Roddenberry, creatore di una nuova visione del futuro, non ebbe vita facile, tra censure e budget ridotti, fino ad arrivare alla cancellazione della serie classica dopo tre stagioni. I fan insorsero, ma a nulla servì, il quel momento.

Eppure Star Trek, con il suo ottimismo, i suoi personaggi e la sua filosofia, aveva fatto breccia nel cuore di moltissimi, influenzando la cultura, la televisione e persino la scienza.
E quindi arrivò The Next Generation a espandere quell'universo e quella filosofia, Deep Space Nine, Voyager, Enterprise e ben 13 film che, con alti e bassi, hanno sempre avuto qualcosa in più da dire, qualcosa in più da insegnare.

Ogni generazione ha avuto la sua Enterprise, il suo equipaggio, i suoi eroi da amare e di cui seguire le vicende su e giù nello spazio, alla ricerca di nuove forme di vita e nuove civiltà, per credere che un mondo migliore è possibile, per credere che l’uomo è fatto per superare le diversità, per unirsi, per andare oltre se stesso e ricercare la conoscenza.

Dopo 50 anni Star Trek è più vivo che mai, con un quattordicesimo film già annunciato e una nuova serie tv, pronto ad arrivare di nuovo coraggiosamente là dove nessun uomo è mai giunto prima.

mercoledì 7 settembre 2016

Venezia 73 - giorno 8

Presentato in Concorso l'attesissimo nuovo film di Pablo Larrain, Jackie, dedicato alla figura di Jacqueline Kennedy.

Protagonista assoluta del film, e anche della giornata, è Natalie Portman, che nel film interpreta proprio l'ex first Lady in quello che è stato il momento più difficile della sua vita. La storia del film infatti si concentra sui quattro giorni vissuti da Jackie Kennedy tra l'attentato mortale al presidente JFK e il funerale di stato. Un ritratto intimo di una donna che si è trovata ad affrontare sia il lutto personale per la perdita del marito in modo così violento, che pubblicamente una situazione estrema di fronte a un Paese scioccato, mentre la politica andava avanti eleggendo il nuovo presidente Lyndon Johnson.

A raccontare questa storia, che s'intreccia con la Storia vera e propria, è un regista non americano come Pablo Larrain, cileno, e quindi lontano da questi argomenti, come ha spiegato durante la conferenza stampa: "Io non sono americano e nel mio paese non siamo molto legati a questa storia, però l’ho vissuta come una grande opportunità di una storia fantastica".
Il regista ha raccontato di aver letto documenti che descrivevano i fatti in modo dettagliato: "Avevamo tante informazioni ma ci sono cose che accadono dietro le porte. C'era una Jackie misteriosa, sconosciuta tra i personaggi conosciuti. La sfida era utilizzare il cinema per arrivare a lei, un mix di mistero ed emozione. Il film si compone di frammenti di memoria che non sono montati cronologicamente, una struttura emozionale per entrare nel suo mondo".

Punto di forza del film è la sua protagonista, Natalie Portman, che ha descritto questo ruolo come il più pericoloso della sua carriera. "Tutti sapevamo tutto su di lei. Non avevo mai interpretato una donna realmente esistita, il rischio e il timore sono quelli del confronto con l’originale. Non mi considero un’imitatrice, ho fatto del mio meglio perché la gente immaginasse Jackie", ha dichiarato l'attrice premio Oscar, "Pensavo solo ai suoi sentimenti, ma sono arrivata a lei per vie diverse. Una giovane donna, un simbolo per tante persone, una madre, moglie tradita, che pensa a come andare avanti. L’ho sentito come il più pericoloso ruolo che ho mai fatto."
Ovviamente non è mancata la fase di studio della vera Jacqueline Kennedy. "Abbiamo guardato molti filmati per studiare la voce e la gestualità", ha raccontato la Portman, "il suo modo di parlare era diverso a seconda delle situazioni. La sua voce era più timida e il tono a volte si alzava nelle discussioni con un amico, mentre nelle apparizioni pubbliche era diverso. Quando sai che la gente ti vede come un simbolo mantenere l’aspetto umano quando non sei in pubblico può essere difficile".

"E’ stata una grande possibilità avere Natalie per il ruolo", ha aggiunto Pablo Larrain, entusiasta della sua attrice, "Posso dire che ricordo il primo giorno in cui abbiamo girato quando ho chiesto a Natalie di avvicinarsi sempre di più alla telecamera... questo è il film, lei in tutti i modi. E’ stato difficile per lei avere tante persone così vicino per tutto il tempo, ma volevo che fosse qualcosa di intimo, per capire quello che ha provato Jackie nella realtà".

Davvero ottima l'accoglienza alla pellicola dopo la proiezione stampa, tanti applausi e commenti molto positivi, soprattutto riguardo l'interpretazione di Natalie Portman. Chissà che non arrivi qualche premio.

Il film sarà distribuito prossimamente da Lucky Red.

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Presentato in Concorso anche il nuovo lavoro di Terrence Malick, il documentario Voyage of Time: Life's Journey, accolto positivamente dalla stampa.

Il film di Malick è un po' "figlio" della parentesi documentaristica di Tree of Life. Dai pianeti alle cellule, dallo spazio alle foreste, dai vulcani al mondo animale, Voyage of Time è un racconto poetico e filosofico, con un montaggio di immagini straordinarie e spettacolari.

Ovviamente Terrence Malick non ha accompagnato il film al Lido. A presentarlo ci hanno pensato i suoi produttori, che hanno raccontato come il regista si portasse dietro l'idea fin dagli anni '70. "E' un filmaker visionario che usa il linguaggio della scienza per creare un'opera d'arte", ha dichiarato Sophokles Tasioulis, mentre Grant Hill ha spiegato che Malick "non ama stare sotto i riflettori, sente troppa pressione. E' una scelta personale".

Narrato da Cate Blanchett, nella versione estesa per le sale, e da Brad Pitt, in quella ridotta per IMAX.